Napoli, 21 febbraio 2026 – Si è conclusa tragicamente la storia del piccolo Domenico, il bimbo di Napoli sottoposto a trapianto di cuore lo scorso 23 dicembre. Dopo due mesi di lotta in terapia intensiva, il piccolo è morto, riaccendendo il dibattito sugli errori e le responsabilità legati al delicato intervento.
Il trapianto e l’errore fatale

La vicenda ha avuto inizio all’antivigilia di Natale, quando la banca dati nazionale dei trapianti ha segnalato la disponibilità di un cuore per Domenico. L’organo proveniva da un bambino di 4 anni deceduto all’ospedale di Bolzano. Tuttavia, il viaggio verso Napoli si è rivelato fatale: il cuore è arrivato in condizioni tali da renderlo inutilizzabile. Secondo quanto emerso, nella borsa refrigerante destinata a custodire l’organo si è utilizzato ghiaccio secco invece del normale ghiaccio, compromettendo irreversibilmente il tessuto cardiaco.
In sala operatoria, i medici hanno constatato che quel “blocco di ghiaccio” aveva danneggiato l’organo, ma il trapianto è stato comunque portato a termine, nonostante la gravità della situazione. Da quel momento, Domenico è rimasto in terapia intensiva, assistito da una macchina di supporto vitale, l’ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana), che ha mantenuto le sue funzioni vitali fino all’ultimo respiro.
Le immagini di Domenico prima dell’intervento
Nel frattempo, sono state diffuse le immagini di Domenico felice insieme alla sua famiglia prima dell’operazione. Questi momenti di serenità hanno commosso l’opinione pubblica, sottolineando la drammaticità della perdita e la fragilità della condizione del piccolo. La sua battaglia ha mobilitato la comunità locale e le autorità sanitarie, che ora sono chiamate a chiarire tutte le circostanze che hanno portato al tragico epilogo.
L’intera vicenda ha riacceso l’attenzione sulle procedure di trasporto e conservazione degli organi destinati ai trapianti, evidenziando la necessità di standard rigorosi e controlli severi per evitare simili tragedie in futuro.






