Milano, 2 aprile 2026 – Nel corso della requisitoria conclusiva del processo sulla Torre Milano, la pubblica accusa ha delineato un quadro critico riguardo alla gestione urbanistica che ha portato alla costruzione del grattacielo, definendo l’intera operazione come un “abnorme abuso edilizio” realizzato con “strafottenza” da parte di dirigenti comunali, funzionari, imprenditori e progettisti. La pm di Milano, Marina Petruzzella, ha chiesto otto condanne, con pene fino a due anni e quattro mesi di reclusione, oltre alla confisca dell’area e dell’immobile.
Caso Torre Milano, le accuse della pubblica accusa
Secondo la pm Petruzzella, la pratica edilizia che ha portato alla realizzazione della Torre Milano ha aggirato le normative urbanistiche attraverso una Scia con atto d’obbligo, un meccanismo che ha consentito di bypassare la convenzione urbanistica e l’interesse pubblico. La magistrata ha fatto riferimento a una vasta giurisprudenza, in particolare recente giurisprudenza del Tar lombardo, che classifica casi analoghi come nuova costruzione e non mera ristrutturazione, riconosciuti anche dal Comune di Milano.
La pm ha denunciato una piena sintonia tra i soggetti coinvolti – dirigenti comunali, funzionari, imprenditori e progettisti – sottolineando come tutti fossero consapevoli delle irregolarità ma abbiano agito secondo propri interessi, a discapito dei cittadini. Sono emerse anche pressioni da parte degli imprenditori e del progettista sui funzionari e sulla Commissione Paesaggio per consentire la costruzione del grattacielo.
Un ruolo cruciale è stato attribuito alla determina dirigenziale del 2018 firmata dagli allora dirigenti di Palazzo Marino, Oggioni e Zinna, che ha introdotto la Scia con atto d’obbligo, alterando la procedura e consentendo la realizzazione di un edificio di oltre 25 metri di altezza senza rispettare i piani attuativi e le normative per le nuove costruzioni.
La pm ha concluso affermando che vi è stata una “piena compenetrazione dei funzionari nelle ragioni degli imprenditori”, un fatto che ha favorito la realizzazione di una “enorme abuso” a danno dell’interesse pubblico.
La difesa e le posizioni contrapposte
Dalla parte della difesa, l’avvocato Michele Bencini, legale di Stefano Rusconi, uno degli imprenditori imputati, ha espresso forte critica verso le richieste della pm. Secondo Bencini, la richiesta di confisca dell’immobile potrebbe privare della casa legittimamente acquistata persone estranee alle indagini, definendo paradossale che chi indaga sul diritto alla casa chieda la sua sottrazione. Inoltre, il Comune di Milano continua a sostenere che il titolo edilizio per la Torre Milano è stato rilasciato nel rispetto delle normative vigenti.
Il contesto urbanistico e architettonico della Torre Milano
La Torre Milano è un edificio residenziale situato tra i quartieri Isola e Maggiolina, in una zona centrale di Milano a pochi passi da Porta Nuova, simbolo del dinamismo urbano della città. Il grattacielo, progettato dallo studio Beretta Associati e promosso da OPM Srl con il supporto dell’impresa Rusconi, si distingue per caratteristiche architettoniche innovative come appartamenti a doppia altezza, ampi spazi condivisi e servizi di alto livello tra cui piscina, palestra attrezzata, coworking e belvedere panoramico.
L’edificio, realizzato in cemento armato e ispirato ai grandi simboli dell’architettura meneghina come la Torre Velasca e il grattacielo Pirelli, offre agli abitanti un’esperienza abitativa di lusso nel cuore della città, con spazi interni che fondono design e funzionalità. Il belvedere all’ultimo piano e le terrazze verdi completano l’offerta, rendendo la Torre un punto di riferimento architettonico e sociale.
Per approfondire: Torre Milano, chieste otto condanne e la confisca per abuso edilizio






