Milano, 2 aprile 2026 – La Procura di Milano ha formulato le prime richieste di condanna nell’ambito del processo relativo al grattacielo Torre Milano, situato in via Stresa, al centro di un’inchiesta per abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La pm Marina Petruzzella ha chiesto ben otto condanne e la confisca dell’immobile, misura che potrebbe essere applicata in caso di sentenze definitive di condanna.
Le richieste della Procura e i principali imputati
La pm Marina Petruzzella, nota per il suo lungo impegno nelle indagini sull’urbanistica milanese, ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di carcere e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano e ex vicepresidente della Commissione paesaggio. Oggioni, figura di rilievo nell’amministrazione comunale fino al pensionamento nel 2021, è uno degli otto imputati. Tra gli altri, la Procura ha avanzato analoghe richieste di condanna per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi, anch’essi coinvolti nel procedimento.
Le accuse principali riguardano la gestione irregolare delle pratiche edilizie legate al grattacielo Torre Milano, inserite nel più ampio contesto delle numerose inchieste sulla gestione urbanistica della città.
Il contesto e il ruolo dei magistrati
Il pool di magistrati milanesi dedicato alle inchieste sull’urbanistica comprende figure di alto profilo come la stessa Petruzzella, la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano e altri colleghi impegnati anche su temi di sicurezza sul lavoro e sanità. Petruzzella, in particolare, ha un passato significativo anche in altre indagini di rilievo nazionale, come la trattativa Stato-Mafia e casi bioetici, confermando così la sua esperienza e autorevolezza nel settore giudiziario.
La richiesta di confisca della Torre Milano rappresenta un passaggio cruciale del processo, che mira a colpire non solo le responsabilità penali degli imputati ma anche a recuperare beni legati a presunti illeciti edilizi.
Il procedimento proseguirà con le fasi successive del dibattimento, in attesa di eventuali sentenze di primo grado e, successivamente, di eventuali gradi di giudizio che definiranno la sorte della controversa struttura e degli imputati coinvolti.
Torre Milano, le posizioni degli imputati
Davanti alla giudice della settima sezione penale, Paola Braggion, la pubblico ministero ha avanzato richieste di pena significative per gli imputati coinvolti nel procedimento. Per due reati contravvenzionali, sono state sollecitate le sanzioni più elevate — pari a 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda — anche nei confronti di Franco Zinna, già dirigente della Direzione Urbanistica di Milano, e dell’architetto Gianni Maria Beretta.
Per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis, entrambi ex funzionari dello Sportello unico edilizia di Palazzo Marino, la richiesta è stata di 2 anni di arresto e 30mila euro di ammenda, mentre per Pietro Ghelfi, anch’egli ex funzionario dello stesso ufficio, è stato chiesto un anno di arresto e 16mila euro di ammenda. Complessivamente, le ammende richieste per gli otto imputati sfiorano i 330mila euro.
Tra i nomi coinvolti figura anche Oggioni, già al centro di diversi filoni d’indagine sull’urbanistica milanese e arrestato poco più di un anno fa nella prima tranche dell’inchiesta, in cui i pm avevano ipotizzato anche episodi di corruzione legati a un presunto “sistema” imperniato sulla Commissione paesaggio.
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura guidata da Marcello Viola e condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, per la realizzazione di una torre di 80 metri e 24 piani sarebbe stata utilizzata una Scia con atto d’obbligo — di fatto un’autocertificazione — al posto di un piano attuativo con convenzione urbanistica, che avrebbe dovuto includere anche i servizi necessari per l’area. In sostanza, l’intervento sarebbe stato presentato come una ristrutturazione, pur configurandosi come una nuova costruzione.
Nel corso del procedimento, è inoltre caduta per prescrizione l’accusa di falso inizialmente contestata a Beretta.






