Torino, 9 gennaio 2026 – Prosegue l’azione della Digos di Torino nell’ambito delle indagini relative ai disordini e alle violenze avvenute nei recenti cortei e manifestazioni in città. Questa mattina sono state notificate una decina di misure cautelari a carico di attivisti e militanti dell’area antagonista, tra cui giovani e studenti, coinvolti in episodi di contestazione e scontri con le forze dell’ordine.
Misure cautelari e perquisizioni: i dettagli dell’operazione a Torino
L’operazione della Questura di Torino ha portato all’applicazione principalmente di obblighi di firma, divieti di dimora in alcune zone e rientri notturni per una decina di indagati. Le contestazioni riguardano episodi di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, violenza aggravata e danneggiamenti durante manifestazioni e cortei, tra cui le mobilitazioni pro Palestina, le proteste contro la riforma Valditara e gli scontri in occasione del G7 a Venaria.
Le indagini hanno inoltre portato a 13 perquisizioni domiciliari e a 47 denunce complessive per reati quali blocco stradale e ferroviario, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e violazione di domicilio. Tra gli episodi contestati figurano occupazioni dei binari delle stazioni Porta Nuova e Porta Susa, il blocco degli accessi autostradali e tangenziali, nonché danneggiamenti a strutture come le OGR di Torino e il McDonald’s di via Sant’Ottavio.
Attivisti tra i destinatari e contesto delle manifestazioni
Numerosi dei soggetti coinvolti sono già noti alle forze di polizia e fanno parte del tessuto antagonista studentesco e militante, con alcuni attivisti residenti nel centro sociale Askatasuna. Le misure cautelari rappresentano una prima risposta a una serie di episodi che hanno caratterizzato le tensioni in città nell’ultimo anno e mezzo, segnate da tentativi di sfondamento di cordoni di polizia e scontri con le forze dell’ordine.
Il gip di Torino ha sottolineato come alcune figure siano state riconosciute quali promotori e coordinatori delle azioni violente, indirizzando i cortei contro le forze dell’ordine per alzare il livello di tensione e strumentalizzare mediaticamente gli eventi. Le indagini proseguiranno per identificare anche i partecipanti “comuni” alle manifestazioni, con l’obiettivo di ricostruire nel dettaglio le dinamiche delle proteste e le responsabilità individuali.






