Sarajevo, 4 marzo 2026 – Un importante passo avanti nell’inchiesta sui cosiddetti Sarajevo Safari è stato compiuto oggi con la deposizione di Aleksandar Ličanin presso la Procura della Bosnia ed Erzegovina. Ličanin, ex volontario in un’unità corazzata serbo-bosniaca durante il sanguinoso assedio di Sarajevo (1992-1996), ha fornito dettagli cruciali sulle presunte attività di “safari umani” organizzati nei pressi della capitale bosniaca.
La testimonianza di Aleksandar Ličanin e le accuse contro i “turisti killer”
Aleksandar Ličanin ha dichiarato di aver assistito a episodi in cui ricchi stranieri, tra cui italiani, avrebbero pagato somme ingenti per sparare a civili inermi – donne, anziani e bambini – dalle colline intorno a Sarajevo, in particolare dai quartieri di Grbavica e dal Cimitero ebraico. Secondo Ličanin, i cecchini venivano aiutati da miliziani serbo-bosniaci a individuare le loro vittime e, dopo le “cacce”, festeggiavano con alcool e cibo, manifestando sadismo e crudeltà. «I “turisti killer” sparavano a donne, bambini e anziani. Erano fuori controllo», ha riferito l’ex volontario, sottolineando la sistematicità e la brutalità di questi atti.
La vicenda, che ha suscitato scalpore in ambito internazionale, è stata oggetto di indagine da parte della Procura di Milano, coordinata dal pm Alessandro Gobbis. L’inchiesta si concentra su un presunto crimine di guerra, denunciato anche dallo scrittore Ezio Gavazzeni, partendo dal documentario “Sarajevo Safari” del regista sloveno Miran Zupanič, che ha portato alla luce immagini e testimonianze sugli “safari umani”. Lo stesso Gavazzeni ha evidenziato la presenza di italiani coinvolti, in particolare “cecchini da weekend” che pagavano per sparare a civili durante l’assedio.
Indagini in corso sui Sarajevo Safari
Oltre alla Bosnia, anche l’Italia sta svolgendo approfondimenti per identificare i responsabili di questa macabra filiera. Venerdì scorso, l’ex leader di Lotta Continua e giornalista Adriano Sofri è stato ascoltato a Milano per contribuire con informazioni utili, avendo vissuto durante l’assedio a Sarajevo e raccolto testimonianze sui “turisti” della caccia umana. Le indagini puntano a chiarire la rete organizzativa che avrebbe facilitato la presenza di questi cecchini stranieri, con riferimenti a logistiche complesse che partivano da Belgrado per raggiungere le postazioni sulle colline attorno alla città.
Il dossier, già arricchito da testimonianze come quella di Ličanin, e da denunce ufficiali presentate anche dall’ex sindaca di Sarajevo Benjamina Karic, mira a fare luce su uno dei capitoli più atroci della guerra in Bosnia, con l’obiettivo di assicurare giustizia per le vittime di questa “caccia” disumana. Il documentario di Zupanič, disponibile in streaming sulla piattaforma OpenDDB, resta una fonte fondamentale per comprendere la portata e l’orrore di questi fatti.




