Milano, 24 febbraio 2026 – La vicenda che ha coinvolto un poliziotto nel quartiere di Rogoredo, a Milano, torna al centro del dibattito politico e istituzionale. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso una netta posizione sulla questione, sottolineando l’importanza di non generalizzare e di non infangare l’intero corpo delle forze dell’ordine a causa di singoli episodi.
Rogoredo, Tajani difende le forze dell’ordine: “Non si può crocifiggere l’intero corpo”
Intervenuto in merito al caso del poliziotto accusato di omicidio volontario per la morte del pusher Abderrahim Mansouri avvenuta a Rogoredo, Tajani ha rimarcato che si tratta di un episodio isolato, spiegando: “Si tratta di una persona che per sua stessa ammissione ha violato le leggi e ha infangato la divisa della Polizia di Stato. Le mele marce vanno espulse”. Il ministro ha poi aggiunto che il poliziotto sarà processato e condannato, ma ha voluto chiarire che questo non può essere motivo per denigrare l’intero corpo delle forze dell’ordine, che quotidianamente garantisce la sicurezza dei cittadini, indipendentemente dalle loro idee politiche.
Tajani ha anche ricordato la celebrazione del carabiniere scelto Iacovacci, insignito della medaglia d’oro al valor militare e morto per difendere l’ambasciatore Attanasio in Congo, sottolineando come questa giornata non fosse adatta a mettere in discussione il valore e il ruolo delle forze dell’ordine.
I fatti di Rogoredo: le ammissioni del poliziotto e le indagini in corso
Il caso di Rogoredo riguarda un episodio avvenuto lo scorso 26 gennaio, quando un poliziotto ha sparato a un pusher durante un controllo nel boschetto della periferia milanese. L’agente, Carmelo Cinturrino, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Durante un colloquio con il suo avvocato nel carcere di San Vittore, Cinturrino ha ammesso di aver posizionato la pistola accanto al corpo del 28enne morto per paura delle conseguenze. Ha inoltre dichiarato di aver sparato perché spaventato dal gesto del pusher che, a suo dire, si stava pericolosamente avvicinando a lui con la mano in tasca, che in realtà conteneva un sasso.
Le indagini della procura hanno evidenziato tentativi di manipolazione della scena del delitto da parte dell’agente, ma la verifica dei fatti è ancora in corso. La vicenda ha suscitato un acceso dibattito pubblico e politico, a cui Tajani ha risposto chiarendo la necessità di mantenere rispetto e fiducia per le istituzioni di sicurezza.





