Avellino, 30 gennaio 2026 – Tre anni e quattro mesi di reclusione, questa è la condanna inflitta a suora Bernadette, religiosa indonesiana di 46 anni, dopo il patteggiamento per i reati di furto aggravato e ricettazione. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale di Benevento in relazione al furto di preziosi ex voto e oggetti d’oro sottratti dalla residenza vescovile di Ariano Irpino e da nove chiese appartenenti alla diocesi di Ariano-Irpino-Lacedonia.
Suora condannata per furto e ricettazione
La madre superiora della Congregazione dello Spirito Santo, già sottoposta agli arresti domiciliari in una residenza nella provincia di Roma dallo scorso ottobre 2024, è stata coinvolta in un’indagine scaturita da una denuncia presentata dal vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, monsignor Sergio Melillo, che si è costituito parte civile nel procedimento giudiziario. Successivamente, alla religiosa era stato imposto l’obbligo di dimora nella Capitale.
Secondo gli accertamenti, suor Bernadette avrebbe trafugato complessivamente circa tredici chilogrammi di oro, venduti poi a compro-oro e gioiellerie locali, ottenendo un guadagno vicino ai centomila euro. Il denaro ricavato sarebbe stato trasferito tramite conti esteri intestati alla religiosa a parenti in Indonesia. Tra gli oggetti sottratti spicca anche una preziosa reliquia di San Nicola di Bari. Al momento, nessuno dei beni rubati è stato recuperato e non si esclude che il valore della refurtiva possa essere superiore alle stime iniziali.
Il ruolo del vescovo Sergio Melillo
Monsignor Sergio Melillo, vescovo della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia dal 2015, ha seguito da vicino la vicenda, che ha scosso profondamente la comunità ecclesiastica locale. La diocesi, impegnata nella tutela dei beni culturali e religiosi, ha affidato alla magistratura il compito di accertare le responsabilità e recuperare il materiale sottratto. La sentenza di patteggiamento, che ha visto la condanna di suor Bernadette, rappresenta un importante passo nel contrasto al fenomeno dei furti nei luoghi di culto, sempre più spesso bersaglio di episodi simili.
Il caso ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare le misure di sicurezza nelle chiese e nelle residenze vescovili, al fine di preservare il patrimonio religioso e artistico che costituisce una parte significativa dell’identità culturale e spirituale del territorio irpino.






