Milano, 17 marzo 2026 – Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, l’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino ha ribadito la sua versione dei fatti riguardo la sparatoria avvenuta il 26 gennaio scorso a Rogoredo, che ha causato la morte di Abderrahim Mansouri, noto come “Zack”. L’agente è attualmente in carcere dal 23 febbraio con l’accusa di omicidio volontario aggravato, anche dalla premeditazione.
La difesa di Cinturrino: “Sparato per paura, tragica fatalità”
Accompagnato dai suoi legali, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, Cinturrino ha sostenuto di aver sparato per un momento di paura e di non aver mai avuto intenzione di uccidere. Ha espresso profondo rammarico per la perdita di una vita umana, definendo l’accaduto come una “tragica fatalità”. L’agente ha inoltre negato ogni coinvolgimento in accuse relative a spaccio, violenze e pestaggi, affermando di conoscere Mansouri “solo per una foto segnaletica”.
Le indagini, tuttavia, hanno evidenziato elementi contrastanti rispetto alla versione iniziale fornita dall’agente e dai colleghi presenti sulla scena. È emerso che la pistola trovata accanto al corpo di Mansouri era una riproduzione a salve, con il solo DNA di Cinturrino rilevato sull’arma giocattolo. Testimoni oculari, tra cui un tossicodipendente afghano, hanno riferito che Mansouri aveva in mano una pietra e stava per lanciarla quando l’agente ha sparato.
Il contesto e il profilo della vittima
Abderrahim Mansouri, 28 anni, era noto alle forze dell’ordine per precedenti legati allo spaccio di droga e altri reati. Originario del Marocco, non aveva mai richiesto un permesso di soggiorno in Italia. Nel corso degli anni, Mansouri era stato arrestato più volte, con condanne per spaccio e altre accuse, ma continuava a operare nel quartiere di Rogoredo, dove era considerato uno dei capi del traffico di stupefacenti.
Le indagini, condotte dal pm Giovanni Tarzia, proseguono per chiarire con precisione la dinamica dell’evento, mentre la famiglia di Mansouri ha nominato un avvocato per richiedere che venga accertata “tutta la verità”. Nel frattempo, l’agente Cinturrino, che ha ammesso responsabilità e si è detto pentito durante l’interrogatorio di convalida del fermo, rimane in carcere in attesa delle decisioni del giudice.






