Roma, 13 gennaio 2026 – Si è svolto questa mattina un flash mob silenzioso davanti all’ambasciata iraniana in via Nomentana a Roma, organizzato per denunciare la repressione in corso in Iran e chiedere la fine del regime teocratico. Decine di giovani iraniani, insieme ad attivisti e cittadini italiani, hanno manifestato in segno di solidarietà con i manifestanti nel loro Paese, soffocati da una dura repressione.
La protesta e il silenzio imposto dal regime

Il sit-in è stato promosso dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha sottolineato come la mobilitazione rappresenti un’occasione per esprimere vicinanza a chi in Iran subisce un vero e proprio massacro. I manifestanti, molti dei quali iraniani di seconda generazione residenti in Italia, hanno sventolato le “vere bandiere dell’Iran, quelle con il Leone di Persia”, e scandito slogan in farsi come “Javid Shah” (“Viva lo Shah”), in un silenzio rotto solo da questo grido contro la polizia morale e la repressione del regime degli Ayatollah.
Da oltre cinque giorni in Iran è in corso un digital blackout imposto dalle autorità, che ha bloccato l’accesso a internet e alle reti telefoniche mobili e fisse per isolare i manifestanti e impedire che le immagini della repressione si diffondano all’estero. Nonostante ciò, la protesta non si ferma e coinvolge non solo i giovani ma anche persone di tutte le età, come Maryam, 60 anni, venuta da Tabriz e presente al sit-in romano: “Sono riuscita a sentire mia sorella per pochi minuti, ma le telefonate sono intercettate. Si parla di 12mila morti in questi giorni di blackout”, ha raccontato, chiedendo un intervento internazionale e un’immediata presa di posizione del Governo italiano, finora assente rispetto a Germania, Francia e Regno Unito che hanno già condannato il regime.
Tensione e solidarietà a Roma
La manifestazione, che ha visto la partecipazione di oltre 300 studenti e attivisti per i diritti civili, non è stata esente da momenti di tensione. Alcuni manifestanti sono stati fermati e identificati dalla polizia, mentre un giovane è stato aggredito e ha riportato la frattura di un braccio a seguito di una lite per una bandiera iraniana. Alcune partecipanti si sono tagliate i capelli in strada o hanno dato fuoco agli hijab, in segno di solidarietà con Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni morta dopo essere stata fermata dalla polizia per il modo in cui indossava il velo.
Durante il sit-in sono stati anche depositati davanti all’ambasciata otto scatoloni contenenti oltre trecentomila firme raccolte da La Stampa per salvare la vita di Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo arrestata in Iran, e per chiedere la fine della repressione. Tra gli slogan si sono levate grida contro il presidente iraniano Ebrahim Raisi e la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, con richieste di isolamento completo del governo iraniano a livello politico ed economico.
Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha ricordato la mobilitazione del 2009, quando l’Italia accolse studenti e manifestanti iraniani, offrendo loro protezione diplomatica e visti. Magi ha auspicato un intervento analogo da parte delle ambasciate europee, oltre a un inasprimento delle sanzioni e alla classificazione delle Guardie della Rivoluzione come organizzazione terroristica.
La protesta di Roma si inserisce in un contesto di crescente violenza in Iran, dove le ONG denunciano oltre 500 morti, mentre attivisti interni parlano di migliaia di vittime in una repressione che continua senza sosta, nonostante il blackout informativo imposto dal regime. Le iniziative di solidarietà in città come Roma proseguono, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione internazionale sulla crisi iraniana.






