Roma, 16 febbraio 2026 – Si è svolto oggi a Piazza Capranica, nel cuore di Roma, un sit-in organizzato per chiedere la liberazione di Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni dopo l’arresto a Genova. L’iniziativa, promossa dal Comitato Nazionale per la liberazione di Mohammed Hannoun, ha visto la partecipazione di esponenti della cultura, della politica e della società civile, tra cui il noto attore e attivista Moni Ovadia, che ha dialogato con i giornalisti presenti.
Moni Ovadia: solidarietà umana e critica al Board of Peace

Durante il sit-in, Moni Ovadia ha espresso parole di profondo sostegno a Hannoun, definendolo un uomo che ha agito con spirito di solidarietà verso la sua gente: “Muhammad Hannoun faceva quello che qualsiasi essere umano degno di questo nome fa con gli altri esseri umani, solidarietà, tanto più con la sua gente e in anni e anni ha mandato 7 milioni di euro”. Ovadia ha sottolineato come queste somme non siano servite a finanziare Hamas, “che ha ben altri finanziamenti”, ma siano state destinate a “gente che soffre”. Ha definito le accuse contro Hannoun come un “pretesto per accanirsi contro un uomo che aiuta la sua gente, e questo è veramente ripugnante”.
Critico anche riguardo agli sviluppi politici e diplomatici, Ovadia ha giudicato il Board of Peace come una “pagliacciata colonialista” che serve solo ad alimentare l’illusione che si stia agendo per fermare il genocidio che, invece, “continua strisciante”. Ha fatto eco alle parole di Monsignor Pizzaballa, definendo la situazione una “rappresentazione coloniale e colonialista” e invitando a una maggiore mobilitazione.
Inoltre, Ovadia ha difeso la figura di Francesca Albanese, rappresentante dell’ONU oggetto di critiche per il suo lavoro sul territorio palestinese: “È una donna meravigliosa, un essere umano che splende, con onestà intellettuale e rigore professionale. Sta scoprendo il verminaio, per questo la odiano”.
Il caso Hannoun e la solidarietà palestinese in Italia
Mohammed Hannoun, architetto palestinese con cittadinanza giordana, residente in Italia dal 1983, è al centro di una complessa vicenda giudiziaria che ha sollevato numerose polemiche. Secondo le autorità israeliane e in base a documentazioni fornite ai tribunali italiani, l’attività di raccolta e invio di aiuti umanitari verso Gaza viene interpretata come sostegno al terrorismo. Il Comitato Nazionale per Mohammed Hannoun, costituito per chiedere la sua liberazione e quella di altri palestinesi arrestati, denuncia come tali accuse siano prive di basi giuridiche e umanitarie.
L’arresto di Hannoun rientra in un quadro più ampio di repressione contro i sostenitori dei diritti palestinesi, che ha coinvolto anche altre figure e organizzazioni umanitarie. Il caso ha suscitato un acceso dibattito in Italia, dove la presenza di una significativa diaspora palestinese ha contribuito a far emergere la complessità della situazione e l’importanza della solidarietà internazionale.
La mobilitazione di oggi a Roma rappresenta un momento di visibilità per una causa che coinvolge non solo il singolo arrestato, ma l’intero movimento di supporto ai diritti palestinesi nel nostro paese, con adesioni di personalità di spicco del mondo accademico, della cultura e della politica.






