Roma, 18 febbraio 2026 – Vittorio Sgarbi, critico d’arte e politico noto per le sue posizioni controverse, si è espresso pubblicamente dopo la sua recente assoluzione nel caso riguardante il quadro di Rutilio Manetti, una vicenda che lo aveva portato a dimettersi da sottosegretario alla Cultura. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Sgarbi ha ribadito la sua soddisfazione per l’esito giudiziario, sottolineando però di non essere interessato a ritorsioni o vendette.
L’assoluzione e le riflessioni di Sgarbi
Sgarbi ha definito come “esagerata” l’attenzione mediatica ricevuta, che ha visto la pubblicazione di numerosi articoli e servizi televisivi a suo carico, a volte anche con toni particolarmente duri. Nonostante questo, ha dichiarato di non nutrire rancori: “Certo che la vicenda ha influenzato il mio umore, ma non sono interessato alle vendette, come magari sarei stato tempo addietro”. L’ex sottosegretario ha inoltre precisato che il giudice lo ha assolto non per “insufficienza di prove”, bensì perché il fatto non costituisce reato, ricordando che la formula di eredità contestata è stata da decenni ritenuta incompatibile con il principio costituzionale della non colpevolezza.
Un risultato positivo, secondo Sgarbi, è che “l’Italia ora conosce un po’ di più chi sia Rutilio Manetti”, pittore poco noto prima della vicenda giudiziaria. L’ex sottosegretario ha anche affrontato la questione dei rapporti familiari, riferendosi in particolare alla figlia Evelina, che lo ha citato in giudizio: “Non capisco perché interpelli i giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione, giusto per dirmi che le fa piacere. Potrei solo invitarla di nuovo a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale”.
Le reazioni politiche e la critica al sistema
La vicenda di Sgarbi ha suscitato commenti anche in ambito politico. Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, ha definito il caso emblematico di un sistema giudiziario e mediatico che “in spregio alla nostra Costituzione” tende a condannare una persona fin dall’apertura dell’indagine, prima ancora di una sentenza definitiva. Giachetti ha sottolineato che l’assoluzione non cancella “il massacro” subito da Sgarbi in termini di immagine pubblica e personale, ricordando anche casi analoghi, come quello del sindaco di Lodi Uggetti e altre figure politiche coinvolte in vicende giudiziarie.
“In troppi casi – ha detto Giachetti – si assiste a un linciaggio mediatico e politico che precede la giustizia, e una volta assolti, le persone non riacquistano nulla di quanto perso”. Questa riflessione invita, secondo il deputato, a una attenta analisi dell’impatto che le indagini e la loro divulgazione hanno sulle vite degli interessati.


