Pescara, 13 aprile 2026 – Un clima di tensione e preoccupazione si è creato a Vasto dopo la comparsa di scritte ingiuriose contro giudici minorili, assistenti sociali e forze dell’ordine, legate alla delicata vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Le scritte, realizzate con vernice rossa, sono apparse in più punti simbolici della città, tra cui la sede della polizia di Stato, la scuola primaria Martella, la chiesa dell’Incoronata e la struttura protetta dove sono ospitati i bambini sottratti alla famiglia.
Indagini in corso a Vasto
Le forze dell’ordine di Vasto, con i carabinieri della Compagnia locale e i poliziotti del Commissariato, hanno avviato immediatamente le indagini per identificare gli autori di questi atti vandalici. Gli investigatori hanno recuperato una bomboletta spray abbandonata sul luogo e stanno analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Le scritte sarebbero state tracciate tra la mezzanotte e le prime ore del mattino di oggi.
Il sindaco di Vasto, Francesco Menna, e l’assessora alle Politiche sociali, Anna Bosco, hanno espresso a nome dell’amministrazione comunale e della cittadinanza “piena solidarietà agli assistenti sociali del Comune, ai giudici del Tribunale per i Minorenni e alle forze dell’ordine”. Menna ha definito “inaccettabili” questi episodi che “colpiscono lo Stato” e ha sottolineato come il contenuto delle scritte alimenti una “narrazione distorta e pericolosa” che attacca il lavoro di magistrati, operatori sociali e agenti di polizia.
L’assessora Bosco ha ribadito l’importanza di non ridurre la complessità della vicenda a “slogan o attacchi personali”, evidenziando la delicatezza delle situazioni che coinvolgono minori e famiglie in difficoltà. Entrambi hanno assicurato che “i responsabili saranno individuati e perseguiti” e che le scritte, che dovranno essere rimosse a spese della collettività, non intimidiranno l’amministrazione nel continuare a lavorare con “responsabilità, trasparenza e senso delle istituzioni”, mettendo sempre al centro “il diritto dei bambini a crescere in sicurezza e dignità”.
Reazioni politiche e contesto culturale
Il segretario regionale del Partito Democratico, Daniele Marinelli, ha commentato così l’accaduto: “Quanto accaduto a Vasto è grave e inaccettabile. Le scritte ingiuriose contro assistenti sociali, magistrati e forze dell’ordine non sono atti vandalici isolati, ma il segnale di un clima pericoloso alimentato da una narrazione distorta che delegittima chi lavora per tutelare i più fragili”.
Marinelli ha espresso “piena solidarietà a nome di tutta la comunità del Pd” verso le professionalità coinvolte, sottolineando che questi episodi sono anche conseguenze di una strumentalizzazione politica vista negli ultimi mesi, soprattutto legata al caso della “famiglia nel bosco”. “Trasformare vicende delicate in slogan o terreno di scontro ideologico significa soffiare sul fuoco della rabbia e della sfiducia”, ha aggiunto, rimarcando la responsabilità aggravata quando tali narrazioni provengono da chi ricopre ruoli istituzionali.
Il segretario ha infine condannato con fermezza ogni forma di intimidazione, disinformazione e campagne di delegittimazione, ricordando che “difendere le istituzioni e chi le rappresenta significa difendere la nostra democrazia”.
La situazione della “famiglia nel bosco”
Le scritte, tra cui frasi come “Bimbi strappati alla famiglia, crimine nazista”, “Se i figli sono dello Stato è dittatura” e “Assistenti sociali dei minori sequestrano bambini”, si collegano direttamente alla vicenda della famiglia che viveva in una casa nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, da cui sono stati sottratti i figli e affidati a una struttura protetta a Vasto.
Questa vicenda ha suscitato un acceso dibattito pubblico e politico, alimentato da alcune campagne mediatiche e social. A tal proposito, è utile ricordare che recenti approfondimenti e processi hanno portato a una revisione critica di narrazioni precedenti, come nel caso Bibbiano, dove l’avvocato Luca Bauccio ha smontato le accuse infondate rivolte a operatori sociali e psicoterapeuti, denunciando la costruzione di una “pornografia giudiziaria” e una macchina del fango mediatica che ha trasformato professionisti in “mostri” senza fondamento processuale.
La vicenda di Bibbiano e quella della famiglia nel bosco evidenziano quanto sia delicato e complesso il ruolo di assistenti sociali, magistrati e operatori nel tutelare i minori, spesso esposti a campagne di delegittimazione che rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni e nel sistema di protezione dell’infanzia.






