Milano, 18 marzo 2026 – La questura di Milano ha disposto sei misure cautelari e ha iscritto altri otto giovani nel registro degli indagati a seguito degli scontri avvenuti al termine del corteo proPal lo scorso 22 settembre davanti alla stazione Centrale. L’indagine, coordinata dalla Procura diretta da Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, ha portato a contestazioni di reati quali resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, porto abusivo di armi e interruzione di pubblico servizio.
Misure cautelari e interrogatori preventivi
La Digos ha eseguito un’ordinanza che ha imposto obblighi di firma, divieto di dimora e divieto di uscire nelle ore notturne a sei giovani, in gran parte appartenenti all’area antagonista e frequentatori del centro sociale Lambretta. Per altri otto indagati, non contestati per porto abusivo di armi, sono stati fissati gli interrogatori preventivi prima di valutare eventuali misure cautelari. L’episodio ha visto la partecipazione di alcune centinaia di manifestanti e si è concluso con cinque arresti in flagranza per resistenza e lesioni, tra cui due minorenni e due studentesse universitarie, queste ultime poi scarcerate.
In particolare, i due minori sono stati sottoposti a un percorso di messa alla prova di nove mesi con sospensione del processo e lavori socialmente utili, misura che potrà portare all’estinzione dei reati contestati. Inoltre, il Tribunale amministrativo regionale (Tar) aveva sospeso i divieti amministrativi, i cosiddetti daspo urbani, che vietavano ai giovani arrestati per due anni di stazionare in alcune zone di Milano e per un anno di avvicinarsi alla stazione Centrale.
Le indagini sul corteo proPal
L’inchiesta, basata sull’analisi di filmati e sull’identificazione dei partecipanti agli atti più violenti, ha messo in luce la dinamica di una vera e propria guerriglia urbana. L’azione si inserisce in un contesto più ampio di manifestazioni proPal che in altre città italiane, come Torino e Roma, hanno visto episodi di violenza e misure cautelari analoghe.
A Torino, infatti, la Digos ha eseguito otto misure cautelari a carico di giovani ritenuti responsabili di gravi disordini durante la manifestazione “Blocchiamo tutto” del 3 ottobre, con un bilancio di dodici feriti tra le forze dell’ordine e danni a mezzi e beni pubblici e privati. Anche qui, sono stati coinvolti minorenni e maggiorenni, con misure restrittive che vanno dall’arresto in carcere agli arresti domiciliari e all’obbligo di dimora.
Scontri al corteo, identificate 27 persone
Secondo quanto riferito dalla Questura, i provvedimenti adottati rientrano in un’indagine che finora ha portato all’identificazione e alla denuncia di 27 persone. Le attività investigative, condotte dagli agenti della Digos di Milano, sono iniziate già il giorno della manifestazione, quando al termine del corteo in sostegno della Global Sumud Flotilla e, più in generale, della causa palestinese, si sono verificati momenti di forte tensione.
In quella circostanza, diversi partecipanti, scandendo lo slogan “blocchiamo tutto”, avrebbero tentato più volte di forzare i cordoni delle forze dell’ordine per raggiungere l’area dello scalo ferroviario. L’indagine è poi proseguita con la trasmissione alla Procura di una dettagliata informativa contenente la ricostruzione dei fatti e delle condotte contestate.
Grazie anche all’analisi dei filmati acquisiti dalla Polizia scientifica, gli investigatori sono riusciti a individuare 27 soggetti ritenuti coinvolti negli episodi più gravi, successivamente deferiti all’autorità giudiziaria. Le accuse contestate, a vario titolo e in concorso, comprendono reati come resistenza aggravata a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio, lesioni – anche gravi o gravissime – nei confronti di agenti impegnati nei servizi di ordine pubblico, oltre a rapina e all’utilizzo o lancio di oggetti atti a offendere durante manifestazioni pubbliche.
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