Milano, 25 marzo 2026 – Sono proseguiti oggi gli interrogatori davanti alla giudice per le indagini preliminari Giulia D’Antoni riguardanti gli scontri al corteo ProPal avvenuti alla stazione Centrale di Milano lo scorso 22 settembre. Sei antagonisti, sottoposti a misure cautelari di obbligo di dimora e firma, hanno risposto alle domande della gip, cercando di spiegare il contesto e le motivazioni delle loro azioni.
Scontri al corteo ProPal a Milano: contestualizzazione dei fatti e dichiarazioni degli indagati
Gli indagati, tutti frequentatori di centri sociali milanesi, si sono riconosciuti nelle immagini raccolte dalla Digos della Polizia e hanno depositato memorie scritte per “contestualizzare quei fatti”, come da loro stessi dichiarato. Alcuni hanno parlato di azioni di “difesa”, altri di momenti di “rabbia”, giustificando così le condotte contestate. Le accuse comprendono resistenza aggravata, lesioni a agenti, interruzione di pubblico servizio e porto abusivo di armi improprie.
La gip D’Antoni aveva descritto quella giornata di “guerriglia” come “l’espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato” e di un’interpretazione della tutela dell’ordine pubblico come un ostacolo alla libera manifestazione del pensiero. Gli interrogatori di oggi si sono svolti alla presenza degli avvocati Guido Guella e Mirko Mazzali, difensori degli indagati.
Prossimi sviluppi e quadro degli indagati
Nel pomeriggio sono previsti gli interrogatori preventivi per altri otto indagati, sui quali la gip dovrà decidere eventuali misure cautelari, su richiesta della Procura. Nell’ordinanza risultano indagate 17 persone di età compresa tra i 20 e i 69 anni; altre 27 sono state denunciate. Cinque soggetti, tra cui due minori e due studentesse universitarie, erano stati arrestati in flagranza il giorno degli scontri e successivamente liberati.
Gli eventi contestati rientrano in un clima di crescente tensione a Milano, città metropolitana con oltre un milione e trecentomila abitanti, capitale economica della Lombardia e cuore pulsante delle proteste sociali degli ultimi anni. La magistratura, supportata dagli accertamenti della Digos e dalla Procura, sta approfondendo il ruolo di ogni indagato per fare luce sui fatti che hanno coinvolto le forze dell’ordine e i manifestanti.






