Torino, 6 febbraio 2026 – Nel recente contesto degli scontri avvenuti a Torino, la Polizia di Stato ha pubblicato sui propri canali social un’immagine simbolo degli episodi di violenza, suscitando però polemiche per possibili manipolazioni tramite intelligenza artificiale. L’analisi approfondita condotta da Facta ha svelato dettagli inconsistenti che mettono in discussione l’autenticità della fotografia diffusa.
Scontri a Torino: l’immagine controversa e le anomalie riscontrate
Il 1° febbraio 2026, la Polizia ha espresso solidarietà nei confronti degli agenti feriti durante gli scontri, evidenziando in particolare due operatori immortalati in un’immagine diventata virale. Tuttavia, la foto presenta anomalie riconducibili a modifiche generate dall’intelligenza artificiale, come la scritta “Polizia” sul casco dell’agente Virgulti che appare sostituita da una sequenza di caratteri senza senso. Similmente, sul giubbotto protettivo dell’agente Calista, la lettera “O” nella parola “Polizia” risulta alterata.
Ulteriori discrepanze emergono confrontando la foto con i filmati originali degli scontri: Virgulti è ritratto senza maschera antigas e senza scudo, mentre nei video indossava entrambi, e presenta baffi anziché la barba evidenziata nelle immagini ufficiali successive diffuse dalla stessa Polizia il 2 febbraio 2026. Anche l’ambientazione geografica non corrisponde: la scena immortalata nella foto mostra una strada con sampietrini e una cancellata inesistente nel luogo reale, dove invece è presente un muretto con recinzione metallica continua. Nei video, inoltre, non si vede alcun mezzo della Polizia dietro gli agenti.
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Implicazioni e diffusione sui social
La diffusione di un’immagine manipolata da una fonte istituzionale come la Polizia ha generato dibattito. L’elaborazione digitale, pur ricostruendo un episodio realmente accaduto, ne ha modificato alcuni elementi, accentuandone l’impatto emotivo. Successivamente, la stessa foto è stata rilanciata su social network da partiti di Governo quali Fratelli d’Italia e Lega, amplificando la diffusione del contenuto alterato. Questa vicenda sottolinea l’importanza di un’attenta verifica delle fonti e delle immagini, soprattutto in contesti delicati come quelli legati all’ordine pubblico e alla rappresentazione mediatica degli eventi.






