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Sciopero dei taxi del 13 gennaio 2026: il perché della protesta

Adesione massiccia alla protesta dei tassisti in tutta Italia: cortei e presidi a Roma per chiedere regole chiare contro l’abusivismo e tutela del servizio pubblico

by Giacomo Camelia
13 Gennaio 2026
Un taxi

Taxi | Shutterstock

Roma, 13 gennaio 2026 – È praticamente totale l’adesione allo sciopero nazionale dei taxi indetto per oggi in tutta Italia, ad eccezione della Regione Umbria. L’astensione dal lavoro, promossa da una ventina di sigle sindacali, si estende dalle 8 alle 22, con l’obiettivo di manifestare contro il governo e contro l’ingresso nel settore di multinazionali come Uber, ritenute responsabili di alterare l’equilibrio del trasporto pubblico locale.

Sciopero dei taxi del 13 gennaio 2026: modalità della protesta

Le associazioni sindacali promotrici dello sciopero confermano che il servizio taxi è praticamente fermo in tutto il Paese. A Roma, la mobilitazione prevede presidi e cortei: gruppi di tassisti provenienti da diverse città si raduneranno a Fiumicino per poi dirigersi verso Piazza Bocca della Verità e successivamente verso Montecitorio, dove dalle ore 11 si terrà un “corteo statico”.

Le sigle sindacali chiedono con forza al governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi della legge contro l’abusivismo, attesi dalla categoria dal 2019, e la definizione di regole certe per operatori e piattaforme digitali. Al centro delle richieste vi è la necessità di contrastare il fenomeno dell’abusivismo e di tutelare il diritto alla mobilità degli utenti, garantendo un prezzo certo e calmierato, non soggetto agli algoritmi proprietari delle multinazionali. Si sottolinea inoltre che qualità e sicurezza del servizio non possono essere affidate a piattaforme digitali senza un adeguato controllo pubblico.

La protesta, tuttavia, non è unanime. L’Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi hanno deciso di non aderire allo sciopero, dichiarando fiducia nel governo e nel dialogo istituzionale. Il presidente Loreno Bittarelli ha infatti ricordato che alcune sigle oggi in piazza avevano richiesto nel 2019 modifiche alla legge quadro, che hanno generato un vuoto regolatorio con conseguenze negative per il settore.

Accuse e divisioni interne ai tassisti

La protesta ha assunto toni duri soprattutto da parte della Cgil, che accusa direttamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Nicola Di Giacobbe, coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil, ha sottolineato che lo sciopero è rivolto contro un governo che “non ha mantenuto gli impegni” e che rischia di far venire meno la tutela del servizio pubblico taxi. “Non si può far decidere ad un algoritmo a discapito del servizio pubblico,” ha affermato Di Giacobbe, aggiungendo che “questo governo o è connivente con le multinazionali o non è nelle condizioni di far rispettare la legge”.

La mobilitazione si inserisce in un contesto più ampio di agitazioni nel settore dei trasporti, che ha visto anche lo sciopero degli operatori Ncc contro alcune normative introdotte dal cosiddetto decreto Salvini, con l’adesione di Uber alla protesta, che ha temporaneamente sospeso i suoi servizi in molte città italiane. Anche in questo caso, le critiche riguardano regole che, secondo gli operatori, rischiano di penalizzare il comparto e compromettere la mobilità, soprattutto in vista di eventi di rilievo come il Giubileo di Roma.

Inoltre, lo sciopero odierno dei taxi si inserisce in una serie di agitazioni programmate nel trasporto pubblico e ferroviario, che prevedono disagi e sospensioni del servizio in diverse regioni italiane nei prossimi giorni. Le sigle sindacali ribadiscono la necessità di un confronto istituzionale serio e tempestivo per rispondere alle esigenze di una categoria che chiede certezze normative e tutela del proprio lavoro.

Tags: Sciopero Nazionale

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