Sarajevo, 25 febbraio 2026 – Il Consiglio Comunale di Sarajevo ha approvato una decisione che autorizza il sindaco Samir Avdić a intraprendere tutte le azioni legali necessarie per coinvolgere formalmente l’avvocato italiano Nicola Brigida nel procedimento penale in corso a Milano relativo ai cosiddetti “Sarajevo Safari”. Il legale italiano ha accettato di rappresentare pro bono la capitale bosniaca come parte lesa in questo delicato caso.
Il coinvolgimento nel procedimento penale
Questa decisione segna un momento storico poiché la città di Sarajevo entra per la prima volta istituzionalmente in un procedimento penale internazionale che riguarda i crimini commessi contro i suoi cittadini durante l’assedio di Sarajevo. Il sindaco Avdić è quindi autorizzato ad avviare e condurre tutte le attività legali, tecniche e amministrative necessarie per rappresentare gli interessi della città nel contenzioso giudiziario italiano.
Le attività previste, come riportato dai media bosniaci, comprendono una raccolta sistematica e approfondita di dati e documentazioni riguardanti i cittadini di Sarajevo uccisi dal fuoco dei cecchini. Verranno raccolti dati identificativi delle vittime, circostanze degli omicidi, testimonianze, prove materiali e documentazione d’archivio e istituzionale.
Il caso “Sarajevo Safari” e la guerra civile bosniaca
Il procedimento in corso a Milano indaga su uno degli episodi più drammatici e inquietanti della guerra civile in Bosnia ed Erzegovina, in particolare sull’assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996. Secondo numerose testimonianze, facoltosi cittadini stranieri – tra cui sospetti italiani – avrebbero pagato milizie serbo-bosniache per sparare a cittadini e bambini inermi durante l’assedio, come forma di “divertimento”. Questi atti sono al centro dell’inchiesta penale che ora vede la capitale bosniaca formalmente parte lesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Brigida.
La città di Sarajevo, con i suoi oltre 319.000 abitanti e un’importanza storica e culturale di rilievo nei Balcani, si conferma così protagonista anche nelle battaglie legali per la giustizia legata alle ferite ancora aperte della guerra.
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