Roma, 14 gennaio 2026 – Si è svolto oggi a Roma un presidio di solidarietà in sostegno agli otto attivisti di Palestine Action detenuti nel Regno Unito, i quali hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la loro condizione processuale e la detenzione preventiva. Questi attivisti sono stati arrestati per aver compiuto azioni non violente contro la fabbrica israeliana di armi della Elbit Systems, e alcuni di loro hanno superato la durata dello storico sciopero della fame di Bobby Sands, morto nel 1981 dopo 66 giorni di digiuno.
La protesta degli attivisti di Palestine Action nel Regno Unito

Il gruppo Palestine Action, fondato nel 2020, è stato recentemente dichiarato organizzazione terroristica dal governo britannico, con la ministra dell’Interno Yvette Cooper che ha annunciato il bando totale dell’associazione. La decisione segue un’azione dimostrativa in cui gli attivisti avevano imbrattato con vernice rossa alcuni aerei della Royal Air Force nella base di Brize Norton, gesto che ha suscitato dure reazioni da parte del governo di Londra. La criminalizzazione del gruppo comporta pene fino a 14 anni di carcere per chiunque ne sostenga le attività o ne faccia parte.
Da luglio 2025, oltre 2300 persone sono state arrestate nel Regno Unito per sostegno a Palestine Action, anche solo per aver esposto cartelli di solidarietà. Amnesty International Regno Unito ha definito “scioccante” la situazione, sottolineando come le misure antiterrorismo adottate abbiano spinto gli attivisti a uno sciopero della fame che rischia di compromettere gravemente la loro salute. Alcuni detenuti sono stati ricoverati, tra cui la ventenne Qesser Zurah, che ha dovuto interrompere la protesta al quarantottesimo giorno.
Un richiamo simbolico alla memoria di Bobby Sands
Il confronto con la figura di Bobby Sands è inevitabile. Sands, attivista e politico nordirlandese, morì nel 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame condotto in carcere come forma di protesta contro il trattamento riservato ai prigionieri repubblicani. La sua morte suscitò una forte eco internazionale e spinse il movimento repubblicano a rivedere le proprie strategie politiche.
Maya Issa, portavoce dei giovani palestinesi, ha dichiarato: “Quegli attivisti sono stati arrestati per aver protestato contro le aziende che fabbricano armi per Israele. Alcuni stanno rischiando la vita. La repressione del movimento pro-Palestina c’è anche in Italia, lo abbiamo visto con gli arresti dello scorso anno. Chiediamo un blocco verso le armi e sanzioni contro Israele, simili a quelle imposte alla Russia. Il piano per la pace è arrivato quando le piazze erano oceaniche, ma ha spento l’attenzione mediatica sulla Palestina”.
Il presidio romano si inserisce in un più ampio contesto di mobilitazione internazionale contro la repressione degli attivisti pro-Palestina e contro la fornitura di armi nei territori coinvolti dal conflitto, un tema che continua a suscitare dibattiti e proteste anche in Italia.
Fonte: Fabrizio Rostelli - Roma, presidio in solidarietà con attivisti di Palestine Action in sciopero della fame






