Roma, 2 marzo 2026 – Prosegue con determinazione la mobilitazione dei lavoratori della cooperativa Masterjobs impegnati nello stabilimento Peroni di via Renato Birolli, a Roma est, dove è stata aperta una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 10 facchini su 35. Questi operai, da circa dieci anni impegnati nel carico e scarico di colli e casse di birra, si trovano ora a rischio licenziamento a causa di una crisi aziendale ufficialmente legata a una riduzione delle attività di magazzino e all’introduzione dell’automazione.
Procedura di licenziamento e motivazioni ufficiali

Il 18 febbraio scorso, la cooperativa Masterjobs ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo, motivando la decisione con una “significativa e progressiva contrazione dell’attività relativa alla gestione del magazzino Peroni”. Nella documentazione ufficiale si fa riferimento alla riduzione delle commesse da parte di Peroni, in particolare per la contrazione dell’export verso alcuni Paesi, alla soppressione del settore Amazon e alla delocalizzazione di alcune lavorazioni. Inoltre, si sottolinea che la progressiva introduzione di sistemi automatizzati ha determinato una stabile riduzione del fabbisogno di manodopera. La riduzione della forza lavoro prevista ammonta a circa un terzo, con dieci operai destinati a uscire.
La cooperativa ha comunque manifestato disponibilità a valutare con le organizzazioni sindacali soluzioni alternative, come riduzioni di orario o incentivi all’esodo volontario, aprendo così le trattative sindacali.
Sciopero e protesta dei lavoratori
Dal giorno dell’annuncio, i lavoratori sono in sciopero e presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento, con la protesta che ha raggiunto l’ottavo giorno consecutivo. Le bandiere rosse del sindacato Si Cobas, che rappresenta 30 operai su 35 iscritti alla cooperativa, sono ben visibili, così come gli slogan urlati al megafono. La protesta ha coinvolto anche lavoratori di altre realtà, come i magazzinieri della SDA del Lazio, in solidarietà per licenziamenti simili.
Salvatore Amoruso, rappresentante del Si Cobas, ha denunciato la contraddittorietà della decisione, sottolineando che “i flussi di movimentazione delle merci a livello nazionale, anche a Roma e Padova, sono elevati, e non si comprende perché si debba procedere a licenziamenti in un contesto produttivo in crescita”. Gli operai, che percepiscono circa 1.600 euro al mese, chiedono il ritiro immediato della procedura, ribadendo che “il lavoro c’è e non c’è motivo per restare a casa”.
La tensione è stata alta durante la protesta, con momenti critici come il tentativo di un autista di tir di forzare il picchetto, episodio che ha richiesto l’intervento dell’ambulanza per un operaio ferito. Nonostante ciò, la determinazione dei lavoratori non si è affievolita, e la mobilitazione continua in attesa degli sviluppi degli incontri previsti con la cooperativa e le organizzazioni sindacali.






