Milano, 19 febbraio 2026 – È stato depositato presso la Corte Costituzionale il ricorso del Senato relativo al conflitto di attribuzione con la Procura di Milano, che riguarda l’utilizzabilità di alcune prove nel procedimento che vede imputata la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, per una presunta truffa aggravata ai danni dell’INPS legata alla cassa integrazione Covid. La decisione della Consulta potrebbe determinare un ulteriore, consistente rinvio dell’udienza preliminare, già sospesa a tempo indeterminato.
Il ricorso del Senato e la sospensione del processo
Il conflitto di attribuzione sollevato dal Senato verte sulla presunta inutilizzabilità di una serie di conversazioni ambientali e di messaggi di posta elettronica acquisiti nel fascicolo processuale. La difesa di Santanchè ha sostenuto che tali atti non avrebbero dovuto essere utilizzati senza l’autorizzazione preventiva del Parlamento, essendo stati registrati senza il consenso della Camera di appartenenza della senatrice.
Dopo la delibera parlamentare dello scorso settembre, il Senato ha formalizzato il ricorso alla Corte Costituzionale. L’udienza preliminare, già congelata dalla giudice per l’udienza preliminare (GUP) Tiziana Gueli lo scorso ottobre, resta così sospesa in attesa dell’esito della Consulta. La GUP ha fissato per il 20 febbraio un’udienza interlocutoria per verificare eventuali sviluppi, ma i tempi della decisione costituzionale potrebbero essere molto lunghi. L’avvocato Salvatore Pino, legale della ministra, ha infatti precisato che il procedimento davanti alla Corte potrebbe durare da sette mesi fino a un anno.
Le accuse e la posizione della Procura di Milano
La ministra Santanchè è accusata, insieme ad altri quattro imputati, tra cui il compagno Dimitri Kunz e due società del gruppo Visibilia, di aver indebitamente richiesto e ottenuto la cassa integrazione in deroga Covid per 13 dipendenti, per un ammontare complessivo di oltre 126mila euro, nel periodo compreso tra maggio 2020 e febbraio 2022. L’inchiesta si basa anche sulle dichiarazioni di Federica Bottiglione, ex dirigente di Visibilia Editore, che ha testimoniato come i dipendenti in cassa integrazione continuassero in realtà a svolgere attività lavorativa.
I pubblici ministeri di Milano, Marina Gravina e Luigi Luzi, nella loro memoria difensiva hanno ribadito che gli atti contestati sono documenti regolarmente acquisiti nel fascicolo e non intercettazioni ordinate dai magistrati, pertanto utilizzabili in giudizio. Inoltre, hanno sottolineato che il conflitto di attribuzione non è ancora formalmente pendente davanti alla Consulta, essendo stato depositato solo il ricorso, e che il conflitto sollevato da un organo parlamentare non comporta la sospensione automatica del procedimento giudiziario, a differenza di quanto accaduto in casi precedenti come la trattativa Stato-mafia.
I magistrati hanno infine evidenziato come le prove raccolte e le testimonianze indichino con chiarezza che la cassa integrazione sarebbe stata ottenuta indebitamente, configurando così gli elementi per un rinvio a giudizio.
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