Città del Vaticano, 31 gennaio 2026 – La diocesi di Roma, attraverso una nota ufficiale del Vicariato, ha annunciato l’avvio di un’indagine riguardante un restauro eseguito nella cappella del Crocifisso della chiesa di San Lorenzo in Lucina. Il restauro in questione ha suscitato scalpore poiché il volto di un cherubino è stato modificato con fattezze riconducibili a quelle della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Cherubino somigliante a Meloni: dettagli sull’intervento e reazioni ufficiali
Secondo quanto riportato dal Vicariato, la Sovrintendenza, l’ente proprietario Fondo Edifici di Culto (Fec) e l’Ufficio per l’edilizia di culto erano stati informati nel 2023 di un intervento di restauro sull’affresco, risalente all’anno 2000, con la precisazione che non sarebbero state apportate modifiche o aggiunte. Tuttavia, la modifica del volto del cherubino è stata un’azione autonoma del decoratore incaricato, che non ha comunicato l’iniziativa agli organismi competenti.
Nel comunicato si evidenzia come questa scelta abbia creato stupore e imbarazzo nella diocesi di Roma, senza precedenti simili nella storia recente. Il Vicariato ha sottolineato di non essere stato a conoscenza né dell’intenzione né dell’operato dell’artista, e ha dichiarato che si sta procedendo a un approfondimento della questione assieme al parroco, monsignor Daniele Micheletti, per valutare eventuali iniziative.
Il contesto e il ruolo del Vicariato
Il Vicariato di Roma svolge un ruolo fondamentale nella gestione pastorale e amministrativa della diocesi, coordinando le attività ecclesiastiche e vigilando sull’integrità delle opere d’arte sacra presenti negli edifici di culto cittadini. La vicenda del restauro nella basilica di San Lorenzo in Lucina ha evidenziato l’importanza del controllo e della comunicazione tra artisti e istituzioni ecclesiastiche per tutelare il patrimonio culturale e religioso.
L’indagine in corso mira a chiarire le modalità con cui è stata effettuata la modifica e a definire le prossime mosse del Vicariato, che agisce nel pieno rispetto delle competenze canoniche e civili sull’amministrazione dei beni ecclesiastici.






