Milano, 8 aprile 2026 – Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha disposto un regime di sorveglianza particolare per il rapper italiano Baby Gang, nome d’arte di Zaccaria Mouhib, detenuto nel carcere di Busto Arsizio (Varese). La decisione, firmata il primo aprile, fa seguito a una serie di episodi di violenza e comportamenti aggressivi che avrebbero compromesso l’ordine all’interno della struttura. La misura restrittiva è stata adottata per un periodo iniziale di sei mesi e prevede limitazioni significative nella vita carceraria del 24enne artista di origine marocchina, noto per la sua influenza tra gli altri detenuti.
Regime di sorveglianza particolare e motivazioni
Nel decreto firmato dal Dap si evidenzia come Baby Gang sia considerato un soggetto con una spiccata personalità delinquenziale, caratterizzato da un elevato indice di pericolosità sociale e da atteggiamenti oppositivi che aumentano la tensione all’interno dell’istituto. Tra i fatti contestati figurano diversi episodi di aggressioni e danneggiamenti in carcere, oltre a un comportamento ostile manifestato durante un colloquio con il personale penitenziario lo scorso 31 marzo, quando il rapper avrebbe rivolto insulti agli operatori e si sarebbe scagliato contro un agente.
Il provvedimento limita la possibilità di Baby Gang di interagire con gli altri detenuti, che lo riconoscono come figura carismatica e di guida, e gli impedisce di detenere in cella oggetti che potrebbero essere usati come armi improprie. Inoltre, gli è vietata la partecipazione ad attività ricreative, culturali, sportive e socialità di sezione. La sua detenzione avverrà in camera singola, con il minimo indispensabile di arredi: letto, tavolo, sgabello e una radio, senza fornelletto, armadi, soprammobili o televisore.
La difesa contesta il decreto
L’avvocato Niccolò Vecchioni, legale di Baby Gang, ha presentato reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano per chiedere l’annullamento del provvedimento. La difesa sostiene che il decreto si basa su una serie di congetture e non su elementi oggettivi sufficienti a giustificare una misura così incisiva. In particolare, viene contestato l’uso di foto e video reperiti sui social network che ritrarrebbero il rapper durante precedenti periodi di detenzione, senza che vi siano prove certe della sua identità nelle immagini.
Il reclamo sottolinea inoltre che non vengono richiamati episodi specifici, né relazioni di servizio o informative che dimostrino in modo chiaro e puntuale un pericolo attuale e concreto per l’ordine e la sicurezza dell’istituto penitenziario. La motivazione del provvedimento viene definita insufficiente, limitandosi a ricostruire gli episodi contestati senza collegarli logicamente alla necessità del regime di sorveglianza particolare.
Background giudiziario e carriera musicale di Baby Gang
Zaccaria Mouhib, 24 anni, originario di Lecco, è uno dei rapper italiani più ascoltati al momento, con milioni di follower sui social e un successo crescente in Europa grazie alle sue collaborazioni internazionali. Tuttavia, la sua carriera è stata spesso segnata da problemi giudiziari legati a episodi di violenza, detenzione di armi e maltrattamenti, tra cui accuse di maltrattamenti sulla sua fidanzata, rapine e utilizzo di armi da fuoco.
Nei mesi scorsi, Baby Gang è tornato in carcere nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Lecco che lo vede coinvolto con altri indagati per detenzione e uso di armi, ricettazione, rapina e lesioni aggravate. Le indagini hanno evidenziato anche la sua influenza carismatica sugli altri detenuti e un’immagine pubblica costruita attorno a una figura violenta e incline all’uso delle armi, come mostrato anche in alcuni video postati sui social.
La complessa vicenda giudiziaria di Zaccaria Mouhib, che ha visto anche episodi di scarcerazione e successivi arresti, si intreccia con la sua attività artistica, che nel tempo ha raccolto consensi ma anche critiche per i contenuti a volte violenti delle sue produzioni musicali.
In sintesi, il provvedimento di sorveglianza particolare rappresenta un tentativo dell’amministrazione penitenziaria di contenere la pericolosità sociale e l’influenza di Baby Gang all’interno del carcere, mentre la difesa ne contesta la legittimità e la fondatezza delle motivazioni addotte.



