Roma, 14 gennaio 2026 – Si è tenuta oggi presso la Corte Costituzionale l’udienza pubblica relativa al processo per l’omicidio di Giulio Regeni, con un focus specifico sulla questione del diritto di difesa e dei costi per le consulenze tecniche a carico dello Stato per i legali degli imputati, tutti nominati d’ufficio.
La questione di costituzionalità sollevata dalla Corte d’Assise di Roma

La prima Corte d’Assise di Roma, lo scorso ottobre, aveva sospeso il procedimento giudiziario proprio alla vigilia della requisitoria, accogliendo una questione di incostituzionalità riguardante l’articolo 225 del codice di procedura penale. Tale norma, infatti, nella parte in cui rinvia alla disciplina del gratuito patrocinio a spese dello Stato, non consente al difensore d’ufficio di nominare un consulente tecnico con spese anticipate dall’Erario qualora l’imputato sia dichiarato assente e irreperibile per motivi non imputabili alla difesa stessa.
In udienza, la relazione della giudice costituzionale Maria Rosaria San Giorgio ha aperto il dibattito, cui sono seguiti gli interventi dei rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato e dei difensori degli imputati egiziani, quattro ufficiali del servizio segreto interno accusati nell’ambito del caso Regeni. I legali hanno segnalato come la mancanza della possibilità di nomina di consulenti tecnici a spese dello Stato limiti fortemente il diritto di difesa, soprattutto in presenza di imputati irreperibili. Hanno sottolineato che questa situazione crea un’impasse che impedisce di svolgere efficacemente le prerogative difensive.
Dall’altra parte, l’Avvocatura dello Stato, rappresentata in aula da Maurizio Greco, ha sostenuto che non vi sia alcuna violazione costituzionale, evidenziando come la Costituzione garantisca comunque il diritto alla difesa per i non abbienti e che la stessa Avvocatura è parte civile insieme alla famiglia Regeni.
Implicazioni per il processo Regeni e attese per la decisione della Consulta
Il procedimento per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, era già stato sospeso a seguito dell’accoglimento della questione di costituzionalità dalla prima Corte d’Assise di Roma, che aveva ritenuto la questione “non manifestamente infondata” e “rilevante” sotto il profilo giuridico per la definizione del giudizio. La sospensione potrebbe protrarsi per mesi, in attesa della pronuncia definitiva della Corte Costituzionale.
Il nodo centrale riguarda l’estensione del gratuito patrocinio agli imputati assenti o irreperibili, per consentire un contraddittorio effettivo e la nomina di periti e traduttori tecnici indispensabili per l’esercizio del diritto di difesa. La Procura romana ha espresso parere favorevole in udienza all’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa vigente.
Il caso Regeni continua a rappresentare un punto critico non solo per l’accertamento della verità su una vicenda di grande impatto internazionale, ma anche per il sistema giudiziario italiano e la tutela delle garanzie processuali. La decisione della Consulta, attesa nei prossimi giorni, sarà determinante per stabilire i limiti e le possibilità operative nel processo che coinvolge i quattro imputati egiziani irreperibili.






