In un’intervista esclusiva a Tg4 – Diario del Giorno, Raffaele Sollecito, assolto definitivamente dall’accusa di omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher, racconta la sua verità dopo otto anni di processi, di cui metà trascorsi in carcere. Il 41enne torna a parlare del caso che ha segnato la sua vita e spiega perché ritiene che il processo abbia avuto numerosi errori investigativi.
“Le indagini sono state svolte e hanno dato diverse risultanze sulla presenza di Rudy Guede sulla scena del crimine”, afferma Sollecito, ricordando che il suo arresto pochi giorni dopo l’omicidio, avvenuto la sera del 1° novembre 2007 a Perugia, fu influenzato da pregiudizi. “Sono finito in carcere soltanto per un pregiudizio dovuto a svariati motivi, come gli atteggiamenti di Amanda Knox, che all’epoca non conosceva bene la nostra lingua”, dichiara.
Errori nelle indagini e nelle prove
Sollecito critica duramente il modo in cui furono condotte le indagini. “Come ha affermato la Cassazione, si sono susseguite delle allucinazioni investigative, hanno puntato l’attenzione su Amanda e su di me per mere congetture”, spiega, aggiungendo che alcune prove furono trattate in modo superficiale.
Uno degli esempi più clamorosi riguarda l’orma della scarpa trovata sulla scena del crimine, che fu alla base del suo arresto. “Fu presentata davanti al giudice per le indagini preliminari senza che nessuno avesse fatto rilevazioni serie sul punto. Il gip e il Pubblico Ministero hanno dato per buono quello che aveva rilevato la polizia giudiziaria senza fare altri controlli e senza accertarsi se fosse un’associazione perfetta”, denuncia Sollecito.
La conclusione di Raffaele Sollecito
Nonostante anni di accuse e detenzione, Sollecito ribadisce che oggi il caso è chiuso e guarda al futuro. “Otto anni di processi, metà dei quali trascorsi in carcere, mi hanno segnato profondamente. Ma ora la vicenda è alle spalle: quello che conta è la verità e la giustizia, che alla fine hanno trionfato”, conclude.
L’intervista rappresenta uno dei rari momenti in cui Sollecito racconta la propria versione dei fatti senza filtri, confermando le difficoltà incontrate in un processo segnato da errori investigativi e da un’eco mediatica internazionale.






