Milano, 20 febbraio 2026 – Emergono nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Secondo quanto riferito dagli interrogatori di quattro agenti di polizia indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, Carmelo Cinturrino, assistente capo di polizia indagato per omicidio volontario, avrebbe mentito affermando di aver chiamato i soccorsi immediatamente dopo lo sparo, mentre in realtà la chiamata al 118 sarebbe partita con un ritardo di oltre venti minuti.
Le contradizioni degli agenti e la ricostruzione dell’omicidio a Rogoredo
Durante gli interrogatori di ieri davanti al pm Giovanni Tarzia, gli altri poliziotti coinvolti – assistiti dai legali Massimo Pellicciotta, Antonio Buondonno e Matteo Cherubini – hanno sostenuto di non aver avuto alcun ruolo diretto nell’omicidio e di essere arrivati solo dopo il colpo di pistola sparato da Cinturrino. Quest’ultimo, considerato il più esperto del gruppo, avrebbe gestito da solo le fasi successive all’evento, inclusa la chiamata ai soccorsi che, secondo le testimonianze raccolte, non sarebbe stata effettuata tempestivamente.
Dalle indagini coordinate dal procuratore Marcello Viola, basate anche sull’analisi delle telecamere poste nell’area, emerge che un agente presente al momento dello sparo si sarebbe recato al commissariato Mecenate per poi tornare con una borsa, il cui contenuto resta sconosciuto agli altri colleghi. L’ipotesi investigativa più accreditata è che la replica di una pistola a salve sia stata successivamente posizionata nella scena del crimine per giustificare il gesto di Cinturrino, che aveva dichiarato di aver sparato in legittima difesa. Questa ricostruzione conferma anche le tesi difensive della famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che da subito hanno contestato la versione ufficiale.
Il passato controverso di Cinturrino e le ombre sull’operato della polizia
Non è la prima volta che il nome di Carmelo Cinturrino emerge in contesti controversi. Nel maggio 2024 era stato coinvolto in un caso sospetto di falso testimoniale relativo a un arresto per spaccio a Corvetto, un episodio per cui la Procura aveva ricevuto una segnalazione da parte della giudice Maria Gaetana Rispoli, la quale aveva evidenziato forti discrepanze tra il verbale stilato dall’agente e le immagini delle telecamere di sorveglianza. In quell’occasione il giovane arrestato era stato assolto per mancanza di prove, e l’inchiesta nei confronti di Cinturrino era stata avviata per valutare eventuali condotte penalmente rilevanti.
Il poliziotto, che ora è sospeso dal servizio operativo e privo di pistola, ha attirato anche l’attenzione per comportamenti ritenuti ‘borderline’, come l’uso della forza nei confronti di tossicodipendenti e piccoli spacciatori nella zona di Rogoredo, e per presunti rapporti ambigui con il mondo della droga locale. Testimonianze raccolte indicano che Cinturrino avrebbe chiesto il pizzo a un pusher straniero e tollerato una centrale di spaccio in un edificio dove vive la sua compagna.
Le indagini proseguono con accertamenti tecnici sui telefoni e i dispositivi elettronici di Cinturrino e di Mansouri per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e i motivi del ritardo nell’allertare i soccorsi. Nel frattempo resta alta l’attenzione sulla gestione dell’operazione da parte della polizia, mentre la Procura continua a esaminare gli elementi raccolti per fare luce su un caso che ha scosso profondamente il quartiere milanese e acceso un dibattito sulla responsabilità e trasparenza nelle forze dell’ordine.






