Roma, 24 febbraio 2026 – Riprende oggi presso la Prima Corte d’Assise di Roma il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. A pochi giorni dall’udienza, l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni e specialista in diritti umani, ha commentato con determinazione il percorso giudiziario: “Siamo certamente affaticati, ma vicini alla meta, pieni di energia“.
Il processo e le novità proceduralI

Dopo una lunga sospensione iniziata lo scorso ottobre in attesa della decisione della Corte Costituzionale, il procedimento contro i quattro agenti dei servizi segreti egiziani accusati dell’omicidio è finalmente ripartito. La Consulta ha infatti stabilito che il processo può proseguire anche in assenza degli imputati, una deroga necessaria vista la mancata collaborazione da parte delle autorità egiziane.
L’avvocata Ballerini ha precisato che “dopo la pausa da ottobre, si è pronunciata la Consulta e ora sappiamo che anche gli eventuali consulenti delle difese degli imputati verranno pagati dallo Stato italiano così come i difensori: il processo può riprendere”. Questa decisione segna un passo avanti fondamentale verso l’accertamento della verità, consentendo di superare gli ostacoli tecnici e le mancate notifiche da parte dell’Egitto, che finora avevano rallentato il procedimento.
L’impegno della famiglia e la battaglia per la verità
L’avvocata Ballerini, che da anni difende la famiglia Regeni, è una figura di spicco nel campo dei diritti umani, con una lunga esperienza nella tutela delle vittime di violazioni e nella collaborazione con associazioni e istituzioni impegnate nel sociale. Nel corso degli anni ha seguito casi di cittadini italiani uccisi all’estero, come Mario Paciolla e Andy Rocchelli, e si occupa con particolare attenzione di diritti dei migranti e persone vulnerabili, collaborando con enti come Terre des Hommes e la CGIL.
Il caso Regeni continua a catalizzare l’attenzione pubblica e mediatica in Italia, grazie anche a iniziative come il documentario “Nove giorni al Cairo”, che ha contribuito a mantenere viva la memoria e l’impegno attorno alla vicenda. La campagna “#veritàpergiulioregeni” continua a raccogliere adesioni da enti locali, università e istituzioni culturali in tutto il paese, ribadendo la richiesta di giustizia e trasparenza.
La famiglia Regeni e il loro legale sottolineano che “chi ha pensato che diluire il tempo avrebbe sfilacciato la scorta mediatica e affettiva che abbiamo intorno si è sbagliato, perché ha funzionato per contagio e siete sempre più numerosi”. Questa determinazione testimonia la volontà di arrivare a una verità giudiziaria completa, nonostante le difficoltà incontrate nel corso di questi anni.
Il processo, iniziato ufficialmente nel febbraio 2024, continua con l’obiettivo di fare luce su un caso che ha segnato profondamente l’Italia e che rappresenta una delle pagine più drammatiche della lotta per i diritti umani nel contesto internazionale.






