Torino, 28 gennaio 2026 – La sede universitaria di Palazzo Nuovo, cuore delle facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Torino, è stata occupata dai collettivi studenteschi a seguito del divieto imposto dal Rettorato per un evento musicale collegato alla protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La decisione di chiudere l’edificio per due giorni ha scatenato una mobilitazione che si è conclusa con l’occupazione dell’edificio in Via Sant’Ottavio 20.
Contestazione e occupazione a Palazzo Nuovo
I collettivi universitari hanno reagito con fermezza alla chiusura forzata, definendo tale scelta come un modo con cui “l’università smette di essere un luogo di sapere critico e diventa un dispositivo disciplinare”. L’assemblea studentesca, tenutasi proprio a Palazzo Nuovo, ha ribadito che l’ateneo deve appartenere a studenti e lavoratori, e non essere svuotato di significato politico e sociale. Gli occupanti hanno specificato che non intendono bloccare gli esami, utilizzando solo spazi non dedicati alle prove, ma vogliono trasformare la sede in un luogo di socialità e dibattito, con momenti condivisi di convivialità, musica e confronto politico.
Il valore politico e culturale dell’occupazione
L’occupazione è stata definita un atto di “riappropriazione dello spazio” necessario per opporsi al controllo e alla sopraffazione, e per riaffermare il ruolo dell’università come luogo di produzione critica del sapere e delle relazioni umane. Gli studenti hanno sottolineato il bisogno di contrastare l’isolamento crescente negli atenei, restituendo centralità alla comunità universitaria. Palazzo Nuovo, costruito tra il 1961 e il 1966 e recentemente riqualificato per migliorarne efficienza energetica e sicurezza, torna così a essere teatro di una nuova stagione di mobilitazione studentesca, richiamando la lunga storia di contestazioni che lo ha caratterizzato fin dagli anni ’70.
L’occupazione avviene a pochi giorni dalla manifestazione nazionale prevista per il 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna, rafforzando il legame tra le lotte sociali cittadine e quelle universitarie. La mobilitazione studentesca di Torino si inserisce nel più ampio dibattito su diritti, spazi pubblici e autonomia accademica, temi che continuano a suscitare grande attenzione e discussione in città.






