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Operazione contro il finanziamento ad Hamas: nove arresti

Operazione congiunta di Polizia e Guardia di Finanza smantella rete di associazioni accusate di trasferire fondi a Hamas; sequestrate tre organizzazioni coinvolte

by Alessandro Bolzani
27 Dicembre 2025
La bandiera del braccio militare di Hamas - Gaza

La bandiera del braccio militare di Hamas | Photo by Guilherme Paula, Oren neu dag - alanews.it

Roma, 27 dicembre 2025 – Nove persone sono state arrestate oggi dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza con l’accusa di aver finanziato l’organizzazione palestinese Hamas per un totale di sette milioni di euro, tramite il sostegno a diverse associazioni. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (DDA), ha portato all’emissione di misure cautelari di custodia in carcere nei confronti dei nove indagati e il sequestro di tre associazioni coinvolte.

Indagine e arresti per finanziamenti ad Hamas

L’azione delle forze dell’ordine si inserisce in un più ampio contesto di contrasto al finanziamento di organizzazioni terroristiche internazionali. La Polizia di Stato, con il supporto della Guardia di Finanza, ha svolto un lavoro investigativo meticoloso che ha permesso di individuare un circuito illecito di fondi destinati a Hamas, da anni classificata come organizzazione terroristica da numerosi Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito.

Le associazioni coinvolte avrebbero agito da copertura per trasferire ingenti somme di denaro a beneficio di Hamas, gruppo fondato nel 1987 con finalità politico-militari, attivo principalmente nella Striscia di Gaza e noto per la sua doppia natura di movimento politico e braccio armato, le Brigate Ezzedin al-Qassam.

Tra gli arrestati ci sarebbe anche il il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia

Secondo quanto emerge dall’operazione congiunta condotta da polizia e Guardia di finanza, tra le nove persone arrestate con l’accusa di aver raccolto e trasferito fondi a favore di Hamas figura anche il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia.

Gli inquirenti identificano Mohammad Hannoun come una figura apicale della rete di sostegno all’organizzazione: viene descritto come appartenente al comparto estero di Hamas e, al tempo stesso, come il principale referente della struttura operativa attiva sul territorio italiano. L’indagine delinea quindi l’esistenza di una vera e propria cellula nazionale incaricata di canalizzare risorse economiche verso il movimento islamista palestinese.

Delle nove misure cautelare ottenute dalla procura di Genova nei confronti di presunti finanziatori di Hamas, solo sette sono state eseguite. Due degli indagati si trovano all’estero, uno in Turchia e uno a Gaza. Lo ha reso noto il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente. Nel corso delle perquisizioni effettuate stamani a Genova, Milano, Monza Firenze, Roma, Bologna, Torino, Modena, Bergamo e Lodi, e che sono tuttora in corso, sono stati sequestrati oltre 200mila euro in contanti, la maggior parte presso la sede dell’associazione La Cupola d’Oro a Milano.

Lo svolgimento delle indagini

L’ordinanza con cui sono state disposte le misure cautelari, firmata dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, è stata eseguita dagli agenti della Digos insieme ai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Genova e al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza.

L’inchiesta ha preso avvio dall’esame di una serie di movimenti di denaro ritenuti anomali e si è poi estesa grazie alla collaborazione informativa con altre procure italiane e con le autorità investigative dei Paesi Bassi e di diversi altri Stati membri dell’Unione europea.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sostegno economico alle attività terroristiche sarebbe stato veicolato attraverso tre enti caritatevoli. Gli indagati sono accusati di aver fornito un apporto determinante alle operazioni dell’organizzazione terroristica per una cifra complessiva stimata in circa sette milioni di euro, utilizzando complesse operazioni di trasferimento e triangolazione dei fondi. I passaggi di denaro sarebbero avvenuti tramite bonifici bancari e altri strumenti finanziari, con il coinvolgimento di associazioni con sede all’estero, per poi confluire verso enti operanti nella Striscia di Gaza dichiarati illegali dallo Stato di Israele perché ritenuti legati, controllati o riconducibili ad Hamas.

In alcuni casi, i flussi finanziari sarebbero stati destinati direttamente a esponenti del movimento, in particolare a Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, che in più occasioni avrebbe sollecitato questo tipo di sostegno economico.

Nel corso della giornata, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha rilanciato sui social media i post riguardanti la vicenda pubblicati da esponenti politici italiani di rilievo, tra cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il leader della Lega Matteo Salvini e rappresentanti di Fratelli d’Italia.

Reazioni istituzionali e mediatiche

Nonostante il rispetto dello shabbat, il tradizionale giorno di riposo ebraico, Gideon Saar non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla notizia degli arresti in Italia, ma il suo ritwittare i post italiani ha segnato un importante segnale di attenzione da parte della diplomazia israeliana. Il caso è stato ampiamente riportato dai principali media israeliani, inclusi Times of Israel, Haaretz e la televisione pubblica Kan, sottolineando la rilevanza internazionale della vicenda.

Parallelamente, in Italia si sono svolti presidi di protesta, come quello di Milano dove alcune decine di persone hanno manifestato in piazza Cavour contro gli arresti disposti dalla magistratura genovese nei confronti di nove presunti finanzieri di Al Fatah. Tra gli slogan più visibili si leggevano “La solidarietà non è terrorismo” e “Liberi subito, liberi tutti”, accompagnati da bandiere palestinesi e di diversi movimenti politici e sindacali.

Dettagli sugli arresti e indagini finanziarie

Tra gli arrestati figura Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, 52 anni, considerato il referente per la raccolta fondi nelle regioni del Nord Est italiano, bloccato a Sassuolo durante l’operazione congiunta di Polizia e Guardia di Finanza. Salameh, dipendente di un’associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), è accusato di aver movimentato ingenti somme di denaro destinate a Hamas.

Le indagini hanno evidenziato anomalie finanziarie: l’uomo ha acquistato oltre quaranta immobili in un breve arco di tempo senza ricorrere a finanziamenti ufficiali, e in più occasioni sono state documentate consegne di rilevanti somme di denaro presso la filiale milanese dell’associazione. Nel febbraio 2024, sempre secondo gli inquirenti, Salameh avrebbe consegnato a due persone uno zaino contenente 180mila euro, provenienti da raccolte fondi delle settimane precedenti.

Questa operazione si inserisce in un più ampio contesto di monitoraggio delle attività di presunti finanziatori di gruppi considerati terroristici a livello internazionale, con particolare attenzione al conflitto mediorientale e alle implicazioni per la sicurezza nazionale italiana ed europea.

L’arresto di Mohammad Hannoun

Hannoun, residente da anni a Genova, è fondatore e responsabile dell’“Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese”, con sede nello stesso capoluogo ligure. Negli ultimi mesi aveva partecipato pubblicamente a numerose manifestazioni a sostegno della popolazione di Gaza. In passato il suo nome era già emerso in un’inchiesta della Procura di Genova nei primi anni Duemila, successivamente archiviata. Più di recente, nel 2024, era stato inserito nella blacklist del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti con l’accusa di essere tra i finanziatori dell’organizzazione palestinese.

Secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato, l’attuale indagine avrebbe messo in luce una fitta rete di relazioni internazionali. Le intercettazioni e i riscontri investigativi documenterebbero “numerose e significative” conversazioni tra Hannoun e soggetti che rivestirebbero ruoli analoghi in Olanda, Austria, Francia e Regno Unito, delineando l’esistenza di una struttura organizzata su scala europea impegnata nella raccolta di fondi formalmente destinati ad attività umanitarie e di sostegno alla popolazione palestinese.

I contatti tra Hannoun e Hamas

Gli inquirenti sostengono inoltre di aver ricostruito contatti diretti tra Hannoun e figure di primo piano di Hamas. In particolare, sarebbe emersa la sua presenza, nel dicembre 2025, a un incontro svoltosi in Turchia al quale avrebbe partecipato anche Ali Baraka, esponente di rilievo del comparto estero dell’organizzazione. Nel corso delle intercettazioni, infine, gli investigatori riferiscono che sarebbero state registrate espressioni di apprezzamento nei confronti di attentati terroristici attribuite allo stesso Hannoun.

Potrebbe interessarti anche questo articolo: Israele, l’annuncio: “Hamas ha violato la tregua, risponderemo”

Tags: Hamasprima pagina

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