Roma, 17 marzo 2026 – Si è svolta oggi in Corte d’Assise l’udienza del processo a carico di Mark Antony Samson, il giovane accusato dell’omicidio volontario della sua ex fidanzata, Ilaria Sula, studentessa di 22 anni originaria di Terni, trovata morta il 25 marzo scorso in un’area boschiva della Capitale. Durante l’esame in aula, Samson ha reso una confessione drammatica, ammettendo di aver colpito ripetutamente la ragazza al volto.
La confessione di Mark Samson su Ilaria Sula
“Non so spiegare cosa mi è preso. È come se mi fosse sceso un velo sugli occhi, sentivo un misto di emozioni negative. Non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due”, ha dichiarato il 24enne davanti ai giudici. Nell’ambito del processo, ha aggiunto di non aver sempre detto la verità per proteggere la madre, all’epoca non ancora indagata. Ha inoltre raccontato che Ilaria era “arrabbiata e delusa” dopo aver scoperto le sue menzogne riguardo agli esami e ai voti universitari.
L’aggressione sarebbe avvenuta nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma, dove Ilaria conviveva con Samson e i suoi genitori. Subito dopo l’omicidio, il corpo è stato caricato in una valigia e abbandonato in un dirupo a Monte Guadagnolo, mentre il coltello è stato gettato in un cassonetto nel quartiere Monte Sacro.
Testimonianze e retroscena del caso
Al processo sono intervenuti anche amici e testimoni. Alex Nave, fratello di una coinquilina di Ilaria, ha ricordato un episodio inquietante due giorni prima del delitto: “Mark, dopo essere stato respinto da Ilaria, ha preso un coltello e lo ha conficcato con forza in un post-it sul frigorifero”. Un altro amico ha riferito che Samson minacciò: “O torna con me o la affogo nell’acquario”. Inoltre, è emerso che la coppia aveva festeggiato insieme il loro anniversario proprio a Monte Guadagnolo, dove poi Samson ha abbandonato il corpo di Ilaria.
Il caso ha suscitato commozione e mobilitazione, soprattutto nel mondo studentesco romano, che ha organizzato iniziative per contrastare la violenza di genere. La rettrice dell’Università La Sapienza, Antonella Polimeni, ha definito l’episodio un “brutale femminicidio” e si è stretta al dolore della famiglia e della comunità accademica.
Il processo proseguirà nelle prossime settimane, con la nomina dell’equipe medico-legale che dovrà effettuare l’autopsia sul corpo della giovane.






