La tragica uccisione del capotreno Alessandro Ambrosio ha scosso il mondo ferroviario e rilanciato questioni sulla tenuta della sicurezza negli scali. Dopo il delitto, l’uomo ricercato per l’omicidio sarebbe salito su un regionale diretto a Milano: a bordo si sarebbe mostrato molesto e aggressivo, tanto da essere fatto scendere a Fiorenzuola poco prima delle ore 20. I carabinieri intervenuti lo hanno identificato come il croato Marin Jelenik; tuttavia, dopo l’identificazione l’uomo è stato rilasciato. Al momento del fermo, spiegano fonti investigative, non erano ancora state diffuse le note di ricerca legate all’omicidio.
Il fermo del sospettato a Fiorenzuola
Secondo le ricostruzioni, il comportamento agitato e offensivo verso personale e viaggiatori ha motivato l’intervento e l’invito a scendere alla stazione di Fiorenzuola. I militari hanno proceduto all’identificazione e agli accertamenti di rito; non risultano al momento azioni restrittive collegate direttamente all’omicidio di Bologna, poiché le misure di ricerca del presunto assassino non sarebbero state ancora formalmente diffuse. Le indagini sull’omicidio di Ambrosio continuano mentre vengono verificate tutte le piste e i tempi esatti degli spostamenti dell’indagato.
La morte del capotreno Alessandro Ambrosio
La vittima è il capotreno 34enne Alessandro Ambrosio, gravemente ferito con una coltellata all’addome la sera del 5 gennaio nei pressi del parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna. Il fatto ha provocato immediata commozione e cordoglio tra colleghi e sindacati, oltre a sollevare preoccupazione per la sicurezza del personale di bordo e per la tutela degli spazi pubblici delle stazioni.
Il Sap chiede misure più stringenti
A poche ore dal fatto, il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) dell’Emilia-Romagna è tornato a chiedere misure più stringenti per il controllo degli scali. Il segretario regionale Tonino Guglielmi ha definito le stazioni «aree sensibili» da gestire come gli aeroporti, proponendo l’installazione di tornelli che consentano l’accesso ai soli titolari di un regolare titolo di viaggio o a chi abbia comprovate esigenze lavorative. Il sindacato ha inoltre rilanciato la battaglia per l’introduzione delle bodycam come strumento di tutela degli operatori — una richiesta in campo già dal 2013 — e ha criticato soluzioni giudiziarie ritenute insufficienti, come l’uso di misure non detentive nei confronti di persone coinvolte in aggressioni.
Il sindacato denuncia inoltre la «terra di nessuno» delle stazioni: secondo il Sap, l’accessibilità diffusa agli ambienti ferroviari favorirebbe la circolazione indisturbata di malintenzionati e criminalità, rendendo necessarie riforme strutturali e sanzioni più efficaci per prevenire nuovi episodi violenti.
Lo sciopero dei dipendenti del Gruppo FS dopo la morte del capotreno
In segno di lutto e protesta, le segreterie regionali delle organizzazioni sindacali dell’Emilia-Romagna hanno proclamato uno sciopero di otto ore per il personale del Gruppo FS Italiane, in programma dalle 9 alle 17 del giorno successivo. Le Ferrovie avvertono che la mobilitazione, essendo al di fuori delle fasce garantite per il servizio regionale, potrà causare cancellazioni e ritardi anche oltre l’orario di sciopero e invitano i passeggeri a informarsi preventivamente tramite l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità del sito aziendale, i canali social del gruppo e il canale Telegram Trenitalia Tper Informa. Le modalità di garanzia del servizio e l’elenco dei treni cancellati saranno comunicati dalle stesse società ferroviarie.




