Milano, 7 gennaio 2026 – Si è conclusa ieri sera a Desenzano del Garda la fuga di Marin Jelenic, il cittadino croato di 36 anni accusato dell’omicidio del capotreno bolognese Alessandro Ambrosio, accoltellato lo scorso 5 gennaio nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna. Jelenic, senza fissa dimora e con precedenti per porto di armi da taglio, è stato fermato dopo una lunga latitanza che lo ha visto spostarsi tra diverse stazioni ferroviarie del Nord Italia. Secondo quanto emerso, sul fermato pendeva un ordine di allontanamento dall’Italia.
La fuga e il fermo a Desenzano del Garda
Dalle ricostruzioni emerge che Jelenic, confuso e apparentemente inconsapevole del motivo per cui fosse ricercato, avrebbe trascorso la notte precedente al fermo in un dormitorio per senzatetto a Milano, nel quartiere Niguarda. Successivamente si sarebbe spostato in autobus fino a raggiungere Desenzano del Garda, dove è stato bloccato dagli agenti di polizia davanti alla stazione ferroviaria. La conferma dell’identità è arrivata attraverso la verifica delle impronte digitali.
La sua fuga è durata più di 24 ore, durante le quali è stato ripreso dalle telecamere mentre si muoveva tra Bologna, Fiorenzuola e Milano. Proprio a Fiorenzuola era stato identificato il giorno dell’omicidio, ma rilasciato poiché le note di ricerca non erano ancora state diffuse. A Milano, invece, le immagini lo hanno mostrato prendere un tram fino a Niguarda prima di sparire fino all’arresto.
Precedenti e ordine di allontanamento dall’Italia
Marin Jelenic era già noto alle forze dell’ordine per numerosi episodi legati al porto di coltelli, denunciato almeno cinque volte dal 2023 in diverse località del Nord Italia, tra cui Bologna e Milano. In un caso a Milano era stato trovato in possesso di un coltello da cucina e, a giugno 2025, a Bologna gli erano stati sequestrati un cutter e un astuccio con 20 lame. Nonostante ciò, molti procedimenti si sono conclusi con l’archiviazione per la tenuità del fatto, e l’uomo non aveva mai subito misure restrittive significative, rimanendo a piede libero.
Il 23 dicembre scorso, a seguito del ritrovamento di un coltello da cucina in un condominio milanese, il Prefetto di Milano aveva emesso un provvedimento di allontanamento dall’Italia per Jelenic, da eseguire entro dieci giorni. Tale ordine, tuttavia, non ha impedito la sua permanenza e la successiva escalation che ha portato all’omicidio di Ambrosio.
Reazione delle istituzioni e del mondo sindacale
L’omicidio ha suscitato profonda indignazione. Le organizzazioni sindacali del settore ferroviario dell’Emilia-Romagna hanno proclamato uno sciopero di otto ore in segno di lutto e protesta per la sicurezza dei lavoratori. In concomitanza, è stato organizzato un presidio in piazza Medaglie d’Oro a Bologna, luogo simbolico dove verranno deposti fiori in memoria del giovane capotreno. Le segreterie nazionali hanno chiesto risposte urgenti e strutturali per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.
La vicenda ha acceso anche un acceso dibattito politico. I parlamentari della Lega, in commissione Trasporti al Senato, hanno sottolineato come Jelenic fosse già noto per reati violenti e come fosse rimasto inspiegabilmente libero di agire. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha elogiato il rapido intervento delle forze dell’ordine nel fermo dell’uomo.






