Milano, 26 febbraio 2026 – Sono parole di profondo rimorso quelle scritte da Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri, avvenuta lo scorso 26 gennaio nel cosiddetto “boschetto” di Rogoredo, a Milano. In una lettera consegnata al suo legale, l’avvocato Piero Porciani, Cinturrino si definisce “disperato” e chiede perdono: “Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto. Mi sono sempre comportato da servitore dello Stato onesto. Perdonatemi, pagherò per il mio errore”.
La ricostruzione dell’omicidio a Rogoredo e le nuove ammissioni
Le indagini, coordinate dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, hanno evidenziato una messinscena orchestrata dall’agente. La pistola giocattolo trovata accanto al corpo di Mansouri, infatti, riportava esclusivamente il dna di Cinturrino. Inoltre, è emerso che l’agente abbia scattato lui stesso la prima foto della scena, in cui il volto del pusher è parzialmente coperto di fango, segno che il corpo era stato girato dopo il colpo. Testimoni oculari e analisi tecniche hanno confermato che Mansouri non era armato: aveva in mano una pietra che avrebbe minacciato di lanciare, ma non una pistola.
In aula, Cinturrino ha ammesso di aver posizionato la pistola giocattolo accanto al corpo “per paura delle conseguenze di quello che era accaduto” e di aver sparato spaventato dal gesto improvviso di Mansouri, che però impugnava solo un sasso. L’agente ha inoltre riferito di aver ordinato a un collega di recuperare una “valigetta” di atti, probabilmente usata per alterare la scena del crimine.
Indagini e misure disciplinari sui colleghi
Intanto, i quattro colleghi di Cinturrino indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso sono stati trasferiti a incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato Mecenate. Le indagini della Squadra Mobile proseguono con l’escussione di testimoni e l’acquisizione di prove, mentre si attende il primo consiglio di disciplina per l’assistente capo, previsto forse già per la prossima settimana. Il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha definito Cinturrino un “delinquente” e ha assicurato che la questione sarà affrontata con rigore.
Le inchieste hanno inoltre portato alla luce un precedente controverso che coinvolgeva Cinturrino in un arresto avvenuto nel 2024 a Corvetto, in cui il verbale non coincideva con le immagini di video sorveglianza, fatto segnalato alla Procura di Milano per possibili condotte penalmente rilevanti.
L’intera vicenda continua ad alimentare il dibattito sulla gestione della sicurezza a Rogoredo e sulla necessità di trasparenza e responsabilità nelle forze dell’ordine.






