Milano, 6 febbraio 2026 – A pochi passi dal centro della città, a breve distanza dalla sede degli imminenti Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, un gruppo di antagonisti ha dato vita a una nuova forma di protesta, occupando l’ex Palasharp, struttura sportiva ormai dismessa dal 2011, per contestare la manifestazione sportiva internazionale.
L’occupazione dell’ex Palasharp e la protesta contro le Olimpiadi
Questa mattina, gli antagonisti hanno occupato l’ex Palasharp di Milano, noto anche come PalaTrussardi, per trasformarlo nel quartier generale delle mobilitazioni contro ciò che definiscono le Olimpiadi più insostenibili e indesiderabili di sempre. Sul canale social del Comitato Olimpiadi Insostenibili (Cio) si legge che lo spazio, abbandonato da anni e destinato a privatizzazioni, sarà la base per le iniziative di protesta fino a domenica 8 febbraio.
L’operazione segue una serie di contestazioni già avvenute nei giorni scorsi, tra cui la manifestazione davanti all’Università Statale di Milano e la protesta contro la fiaccola olimpica. Il palazzetto, ubicato in via Sant’Elia 33 nel quartiere di Lampugnano, è stato inaugurato nel 1986 con un concerto di Frank Sinatra e ha rappresentato per anni il cuore pulsante della vita sportiva e culturale milanese, ospitando eventi di rilievo come le partite dell’Olimpia Milano e concerti di artisti internazionali.
Il destino del Palasharp e le Olimpiadi Milano-Cortina 2026
Il Palasharp, chiuso nel 2011 e da allora in stato di degrado, era stato ipotizzato come possibile sede per alcune gare di hockey su ghiaccio delle Olimpiadi invernali del 2026. Tuttavia, i costi di ristrutturazione stimati inizialmente intorno ai 13 milioni di euro sono lievitati fino a oltre 46 milioni, rendendo impraticabile il recupero dell’impianto. Di conseguenza, il Comitato Olimpico Internazionale e il comitato organizzatore hanno optato per spostare le competizioni alla Fiera di Rho, dove è stato allestito il Milano Ice Park.
Negli ultimi anni, l’area dell’ex Palasharp è stata teatro di diverse vicissitudini, fra cui l’utilizzo temporaneo come luogo di preghiera per la comunità musulmana e, più recentemente, rifugio per senzatetto. Nel 2026, dopo una lunga battaglia legale che ha coinvolto il Comune di Milano e il colosso del ticketing Ticketone, la gestione dell’area è tornata definitivamente nelle mani del Comune, che ha avviato un progetto per la sua riconversione in edilizia residenziale sociale a prezzi calmierati, abbandonando definitivamente l’idea di un’arena sportiva.
L’occupazione dell’ex Palasharp si inserisce quindi in un contesto di forte contestazione sociale e politica, che mette in discussione non solo la sostenibilità economica e ambientale delle Olimpiadi, ma anche la gestione degli spazi pubblici e la funzione degli eventi sportivi nel tessuto urbano milanese.






