Roma, 6 febbraio 2026 – Sono oltre 95mila le donne in Italia coinvolte nella pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF), un fenomeno che, nonostante le normative vigenti, continua a manifestarsi in crescita anche in Europa, principalmente a causa della presenza di giovani migranti provenienti da aree ad alto rischio. In occasione della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, la rete associativa composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), Co-Mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) e dal Movimento Internazionale Uniti per Unire ha rilanciato l’appello per una maggiore attenzione e azione sul tema.
Mutilazioni genitali femminili: la sfida per i servizi sanitari e sociali
Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili rappresenta una sfida complessa per i servizi sanitari, sociali e di protezione minorile, poiché spesso viene intercettato solo in fase tardiva, durante l’accesso a strutture sanitarie per gravidanza, parto o complicanze. Le associazioni segnalano come la prevenzione rimanga debole e disomogenea sul territorio nazionale, con la necessità di un intervento precoce che coinvolga consultori familiari, medicina territoriale, pediatria, ginecologia, servizi sociali e scuole.
Foad Aodi, medico-fisiatra e presidente AMSI, sottolinea che “le mutilazioni genitali femminili non sono una tradizione, ma una violenza sistematica che lascia segni fisici, psicologici e sessuali permanenti, rovinando la vita a milioni di donne”. Le associazioni propongono l’istituzione di un Osservatorio Internazionale Anti-MGF, incaricato di monitorare il fenomeno, raccogliere dati aggiornati, analizzare le conseguenze cliniche e psicologiche e coordinare programmi di prevenzione, formazione e informazione.
Il ruolo di AMSI nella tutela della salute multiculturale
L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), guidata da Foad Aodi, svolge un ruolo chiave nell’affrontare le problematiche sanitarie legate all’immigrazione e alla multiculturalità. Attraverso la sua esperienza pluriennale, AMSI ha promosso iniziative di assistenza sanitaria per migranti, anche senza permesso di soggiorno, e ha contribuito a combattere stereotipi errati sull’immigrazione e la salute.
Nel contesto della sanità multiculturale, AMSI sottolinea l’importanza di una formazione obbligatoria e continua per il personale sanitario, il miglioramento della comunicazione interculturale e la necessità di leggi europee uniformi in materia di immigrazione e diritto alla salute universale. Aodi evidenzia inoltre come l’integrazione linguistica e culturale sia fondamentale per garantire un accesso efficace alle cure e prevenire pratiche rischiose, come le mutilazioni clandestine o altre procedure non sicure.
La collaborazione tra sanità, servizi sociali e autorità giudiziarie appare quindi essenziale per tutelare le bambine a rischio e sostenere le famiglie coinvolte, promuovendo una strategia integrata e rispettosa dei diritti umani.






