Roma, 25 marzo 2026 – Nel corso delle celebrazioni per il centenario dell’Inpgi (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani), svoltasi nell’Aula dei gruppi parlamentari a Roma, il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, ha sottolineato l’urgenza di risolvere il tema dell’equo compenso per i giornalisti, definendolo un problema da affrontare “ora”.
Riforma dell’accesso all’Ordine dei Giornalisti
Mulè ha evidenziato che la legge attualmente incardinata alla Camera, per la quale si punta all’approvazione entro la legislatura in corso, ridisegna l’accesso all’Ordine dei Giornalisti. Tale riforma prevede un percorso formativo più rigoroso e strutturato, che comprenda non solo una formazione triennale ma anche specializzazioni post-laurea, con l’obiettivo di valorizzare le tecniche dell’informazione. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di una formazione continua per i pubblicisti, che dovranno accompagnare il loro tesserino con un’attività professionale continuativa e trovare nell’Inpgi 2 il naturale sbocco previdenziale.
Il vicepresidente ha definito l’Inpgi come una “istituzione invidiata per la sua capacità di rinnovarsi senza perdere affidabilità”, auspicando che l’ente continui a svolgere il ruolo di tutela e non diventi “matrigna” per i suoi iscritti.
Inpgi 2.0 e strumenti legislativi per il futuro
Mulè ha inoltre spiegato che l’Inpgi 2.0 deve essere in grado di affiancare i cambiamenti del mondo del lavoro con strumenti legislativi adeguati che ne supportino l’azione. Ha ribadito che la nuova legge sull’accesso all’Ordine nasce proprio da questa visione, mirando a garantire una regolamentazione che si adatti alle evoluzioni del settore giornalistico e previdenziale.
Questo intervento si inserisce in un momento di rinnovamento e attenzione alle esigenze della categoria, con l’obiettivo di assicurare un equilibrio tra formazione, professionalità e giusta remunerazione per i giornalisti italiani.






