Milano, 2 gennaio 2026 – Proseguono le indagini sulla morte di Aurora Livoli, la giovane di 19 anni trovata senza vita nel cortile di un complesso residenziale in via Paruta, alla periferia nord di Milano. Dopo il ritrovamento del cadavere lo scorso 29 dicembre, è stato individuato un indagato, un cittadino peruviano di 57 anni, fermato dai carabinieri il giorno successivo per una tentata rapina avvenuta poco prima dell’incontro con la ragazza.
L’arresto del sospettato
L’uomo, con precedenti per violenza sessuale e irregolare sul territorio italiano, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano insieme ai colleghi del Nucleo Operativo della Compagnia Milano Porta Monforte. L’accusa iniziale riguarda una tentata rapina aggravata ai danni di una ragazza peruviana di 19 anni, episodio avvenuto la sera del 28 dicembre alla stazione della metropolitana Cimiano (linea M2), nelle vicinanze del luogo dove il giorno seguente è stato rinvenuto il corpo di Aurora Livoli.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe aggredito la giovane alle spalle, strappandole il cellulare e bloccandole collo e bocca con le mani. Ha tentato di trascinarla in un angolo appartato della stazione, ma la vittima è riuscita a liberarsi proprio mentre arrivava un treno. Alcuni passeggeri scesi sul marciapiede l’hanno soccorsa immediatamente, mentre l’aggressore si è dato alla fuga cercando di confondersi tra la folla, indossando il giubbotto double face al contrario.
Gravi indizi collegati alla morte di Aurora Livoli
Le indagini dei carabinieri, ancora in corso, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza che collegano l’uomo anche al ritrovamento del corpo di Aurora Livoli. Le autorità continuano a esaminare ogni elemento per chiarire la dinamica della vicenda e definire il quadro completo dei fatti.
L’autopsia sul corpo di Aurora Livoli
L’autopsia, ancora in corso, è fondamentale per chiarire le cause del decesso di Aurora Livoli. Le prime evidenze raccolte dagli investigatori indicano la presenza di segni sul collo della giovane compatibili con una possibile aggressione. I carabinieri, coordinati dal pm Antonio Pansa, stanno inoltre analizzando tabulati telefonici e immagini di videosorveglianza per ricostruire gli ultimi movimenti della ragazza e individuare l’appartamento dove ha trovato rifugio nelle settimane precedenti la morte.
I familiari, residenti a Monte San Biagio in provincia di Latina, avevano denunciato la scomparsa di Aurora il 10 dicembre, dopo che la ragazza si era allontanata volontariamente da casa dal 4 novembre. Aurora soffriva di disturbi dell’umore e aveva già fatto fughe precedenti, ma questa volta non era più tornata. La giovane, studentessa di chimica, era molto intelligente ma anche fragile, come riferito dai parenti, che temevano potesse frequentare cattive compagnie a Milano, dove era stata spesso in passato.
Il contesto e le preoccupazioni della famiglia
Aurora Livoli era nata a Roma e adottata a sei anni da una famiglia residente a Fondi. Aveva conseguito il diploma all’Itis “Pacinotti” e poi iniziato l’università. I genitori hanno raccontato agli inquirenti di aver perso ogni contatto con lei dal 26 novembre, quando Aurora disse di stare bene e di non voler tornare a casa. La famiglia temeva che la ragazza, senza soldi né documenti, potesse essere in pericolo, manipolata da persone senza scrupoli.
L’indagine si concentra ora proprio su questa rete di relazioni, nella speranza che l’esame autoptico e le testimonianze possano fornire risposte concrete. Il timore degli inquirenti è che chi ha avuto un ruolo nella morte di Aurora possa tentare di fuggire, anche all’estero, motivo per cui le ricerche sono serrate e in corso senza sosta. Gli aggiornamenti ufficiali saranno diffusi non appena disponibili nuovi elementi probatori.






