Napoli, 18 febbraio 2026 – Si è conclusa con un parere negativo la riunione dell’Heart Team convocata all’ospedale Monaldi di Napoli per valutare la possibilità di un nuovo trapianto di cuore per un bambino di due anni e mezzo, ricoverato da settimane in condizioni critiche. Gli esperti, provenienti da alcune delle più importanti strutture italiane impegnate nella trapiantologia pediatrica, hanno stabilito che le condizioni cliniche del piccolo non sono compatibili con un ulteriore intervento chirurgico.
Il caso del cuore “bruciato” e la sospensione dei chirurghi

Il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, era stato sottoposto a un trapianto di cuore lo scorso 23 dicembre presso l’ospedale Monaldi. Tuttavia, l’organo impiantato risultava danneggiato, definito “bruciato” a causa di un errato trasporto, durante il quale il cuore è stato conservato con ghiaccio secco a temperature troppo basse, causando lesioni irreversibili al muscolo cardiaco. L’organo proveniva da Bolzano e, nonostante le condizioni compromesse, era stato impiantato al bambino, che ora versa in coma farmacologico da oltre 50 giorni, con danni anche al fegato e altre complicazioni gravi.
A seguito di questa vicenda, due chirurghi facenti parte dell’équipe che effettuò l’intervento sono stati sospesi dall’attività di trapianto, pur restando in servizio all’ospedale. Parallelamente, l’azienda ospedaliera ha sospeso cautelativamente le candidature per nuovi trapianti pediatrici, in attesa di approfondimenti sull’osservanza delle procedure e sulle eventuali responsabilità mediche.
La madre del bambino ha raccontato la drammaticità della situazione: “Mio figlio aveva una vita quasi normale, giocava e mangiava regolarmente. Ora è in coma e attaccato ai macchinari”. La famiglia ha sporto denuncia e le indagini, affidate ai Carabinieri del Nas di Napoli, coinvolgono sei persone tra medici e paramedici, con l’ipotesi di lesioni colpose.
La valutazione degli esperti e le indagini in corso
La task force di specialisti che ha rivalutato le condizioni del bambino comprende medici provenienti dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dall’Azienda Ospedaliera Università di Padova, dall’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e dall’Ospedale Regina Margherita di Torino. Dopo l’esame clinico e neurologico, hanno certificato che non vi sono le condizioni per un nuovo trapianto, lasciando il piccolo in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio.
Nel frattempo, sono giunti all’ospedale Monaldi anche gli ispettori del Ministero della Salute per acquisire tutta la documentazione relativa al caso. Le verifiche proseguiranno anche presso la struttura di Bolzano, da dove è partito il cuore danneggiato. La Procura di Napoli e quella di Bolzano stanno conducendo indagini parallele per accertare eventuali responsabilità sia nel trasporto dell’organo sia nell’operato medico.
Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha dichiarato: “È una vicenda molto dolorosa. Ho attivato i massimi poteri di vigilanza e controllo per fare chiarezza”. Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha manifestato vicinanza alla famiglia con una telefonata, assicurando che si farà tutto il possibile per fare giustizia.
La vicenda ha acceso un dibattito sulla sicurezza e l’efficacia del sistema di trapianti in Italia, ma il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito la fiducia nella qualità e nell’eccellenza del Servizio Sanitario Nazionale, sottolineando l’importanza di mantenere alta la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico e nei professionisti che operano quotidianamente in questo delicato settore.






