Prato, 2 febbraio 2026 – Piazza Italia, un noto marchio di moda italiano, sarebbe stato posto sotto amministrazione giudiziaria a seguito di gravi accuse di sfruttamento del lavoro. Le indagini avrebbero evidenziato una sistematica esternalizzazione della produzione a imprese di Prato che impiegavano manodopera in condizioni di sfruttamento, inclusi lavoratori irregolari e senza permesso di soggiorno.
Il caso Piazza Italia e le accuse di sfruttamento del lavoro
La società coinvolta, riconosciuta nel mercato nazionale con il marchio Piazza Italia, sarebbe stata accusata di avere colposamente agevolato lo sfruttamento lavorativo esternalizzando parte della produzione per tre anni consecutivi, a partire dal 2022. Le imprese terziste, gestite da imprenditori di origine cinese, sarebbero indagate per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Secondo il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, il sistema produttivo avrebbe garantito margini di guadagno fino al 300% rispetto ai costi, praticando prezzi anticoncorrenziali sul mercato.
Il tribunale ha sottolineato la mancata vigilanza della società, che non avrebbe mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle aziende esternalizzate, né garantito il rispetto delle normative sul lavoro. I lavoratori sfruttati vivevano in condizioni degradanti, con orari e retribuzioni al di sotto degli standard legali.
Indagini in corso
Le autorità giudiziarie, con il supporto di forze di polizia e organismi di controllo come il Gruppo anti-sfruttamento dell’Asl Toscana Centro e la Guardia di Finanza, intensificano così l’azione per contrastare un fenomeno che danneggia non solo i lavoratori ma anche gli imprenditori onesti e il mercato stesso.
Il caso di Piazza Italia, primo provvedimento di questo tipo emesso in Toscana, rappresenta un segnale forte nella lotta contro lo sfruttamento lavorativo e la concorrenza sleale nel settore moda, che continua a suscitare preoccupazione a livello nazionale.






