Roma, 31 gennaio 2026 – Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha reso noto oggi un dato significativo riguardante gli autovelox presenti sul territorio nazionale. Su circa 11.000 dispositivi informali rilevati, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma ministeriale dedicata. Di questi, poco più di 1.000 autovelox rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto in fase di adozione. Il provvedimento, trasmesso anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il parere tecnico, è ora in attesa della notifica a Bruxelles per la procedura TRIS, che prevede una clausola di ‘stand still’ di 90 giorni.
Il quadro normativo e la trasparenza sugli autovelox
Il censimento ha permesso finalmente di avere un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso, specificandone il numero, la tipologia, la marca, il modello e la conformità agli standard. Questo processo è stato fortemente voluto dal ministro Matteo Salvini, con l’obiettivo di garantire che gli autovelox svolgano un ruolo esclusivamente finalizzato alla sicurezza stradale, evitando che siano impiegati come strumenti per fare cassa.
Il decreto del Mit, pubblicato nell’aprile 2024 ed entrato in vigore il 12 giugno 2025, ha introdotto criteri più rigorosi per l’installazione e l’utilizzo degli autovelox, con l’obbligo di autorizzazione prefettizia e di segnalazione preventiva ben visibile. Da questa data, tutti i dispositivi già installati devono essere adeguati alle nuove regole, pena la loro disattivazione. In particolare, sono vietate postazioni in strade urbane a bassa incidentalità e su tratti con limiti di velocità troppo bassi rispetto allo standard previsto.
Omologazione, approvazione e taratura: la situazione attuale
Il tema dell’omologazione degli autovelox rimane centrale e ancora parzialmente irrisolto. Attualmente, mentre i dispositivi sono approvati dal Mit, la procedura di omologazione metrologica completa non è ancora stata completamente definita e attuata. Questo ha generato in passato numerosi ricorsi e contestazioni, in quanto l’approvazione ministeriale non sempre garantisce la piena validità legale ai fini sanzionatori.
La normativa vigente, articolata tra il Codice della Strada e il Regolamento di attuazione, impone verifiche periodiche di funzionalità e taratura almeno annuali, come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 113/2015. Il Mit sta lavorando a un secondo decreto che dovrebbe formalizzare l’omologazione automatica per tutti i dispositivi approvati dal 2017 in poi, ma al momento questa misura non è ancora operativa.
Gli automobilisti devono pertanto prestare attenzione alla segnaletica di preavviso e alla conformità delle postazioni: la mancata osservanza delle nuove norme può essere motivo valido per contestare le multe. Il Ministero sottolinea che l’iter in corso punta a rendere più efficaci e legittimi i controlli della velocità, rafforzando la sicurezza stradale in un quadro di maggiore trasparenza e rispetto dei diritti degli utenti della strada.






