Milano, 6 febbraio 2026 – Proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Milano sulla vicenda dei cecchini a Sarajevo, attivi durante l’assedio della città bosniaca tra il 1992 e il 1995. Le verifiche riguardano in particolare gli espatri e le trasferte verso la Bosnia di presunti tiratori turistici provenienti dal centro-nord Italia, coinvolti in azioni di caccia all’uomo che hanno colpito donne, anziani e bambini.
Verifiche sugli espatri e indagini in corso
Le autorità stanno esaminando con attenzione le registrazioni di passaporti, documenti di viaggio e biglietti aerei dell’epoca per ricostruire gli spostamenti di queste persone da diverse regioni italiane, in particolare Piemonte, Lombardia e Friuli, lungo l’asse Torino-Milano-Trieste. L’obiettivo è accertare se vi siano state entrate e uscite verso Sarajevo di individui sospettati di aver partecipato a queste azioni criminali.
Attualmente, oltre all’80enne camionista indagato per omicidio volontario aggravato che sarà interrogato lunedì prossimo, non risultano stati inviati nuovi avvisi di garanzia o inviti a comparire. Tuttavia, fonti vicine alle indagini confermano che l’elenco degli indagati potrebbe ampliarsi nelle prossime settimane, con ulteriori convocazioni per approfondire le posizioni di altre persone coinvolte.
Il contesto storico dell’assedio di Sarajevo
Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina con una popolazione di oltre 300mila abitanti, è stata teatro di uno dei più lunghi e sanguinosi assedi della storia moderna, durato 1.425 giorni. Nel corso di questo assedio, i cecchini serbo-bosniaci hanno preso di mira indiscriminatamente la popolazione civile.
Le indagini sono condotte dal Ros dei Carabinieri sotto la guida del procuratore Marcello Viola e del pm Alessandro Gobbis. Marcello Viola, confermato nel ruolo di procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano dopo una recente sentenza del Consiglio di Stato, coordina un’inchiesta complessa che mira a far luce su queste tragiche dinamiche, anche attraverso l’analisi dei flussi migratori dell’epoca.
Il lavoro della Procura si inserisce in un quadro più ampio di giustizia e memoria, ricordando le vittime dell’assedio e cercando di assicurare alla giustizia chi ha commesso crimini contro l’umanità in quel contesto.




