Milano, 11 marzo 2026 – La giudice per le indagini preliminari (Gip) di Milano, Sara Cipolla, ha disposto l’archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio nei confronti di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, confermando così che non vi è stato alcun illecito nel suo accompagnamento di due malati terminali, Elena e Romano, presso la clinica svizzera Dignitas nel 2022, dove hanno potuto accedere al suicidio assistito. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale del 2025 che ha ulteriormente chiarito i criteri per l’accesso all’aiuto alla morte volontaria.
Archiviazione per Marco Cappato: nessun aiuto al suicidio
La gip Cipolla ha accolto la richiesta della Procura di Milano, riconoscendo che nei casi di Elena, 69enne veneta affetta da cancro terminale, e Romano, 82 anni con grave Parkinson, si è verificato un rifiuto legittimo di trattamenti di sostegno vitale ritenuti dagli stessi pazienti come accanimento terapeutico. In particolare, per Elena sarebbe stato prescritto un nuovo ciclo di chemioterapia, mentre a Romano si sarebbe dovuto procedere al posizionamento di un sondino per alimentazione artificiale (PEG). Entrambi hanno rifiutato tali trattamenti, giudicandoli inutili e lesivi della dignità personale.
La decisione della Gip si rifà alla sentenza della Consulta del 2019, che ha aperto la strada al suicidio assistito in Italia stabilendo quattro condizioni fondamentali: il malato deve essere affetto da patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, pienamente capace di decisioni consapevoli, e attaccato a trattamenti di sostegno vitale. Nel caso dei due pazienti, pur non essendo presenti tutte le condizioni, la valutazione si è orientata verso una lettura più ampia e costituzionalmente orientata del diritto alla salute e all’autodeterminazione, riconoscendo che il rifiuto di trattamenti inutili o di accanimento terapeutico non può implicare la punibilità di chi assiste nel percorso di fine vita.
Le parole di Marco Cappato e il ruolo dell’Associazione Luca Coscioni
Marco Cappato ha definito l’archiviazione un precedente prezioso per le persone malate che si trovano in condizioni estreme. “Abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte Costituzionale”, ha spiegato, ricordando che quando il Parlamento non interviene, sono i malati stessi a far affermare principi di libertà, dignità e uguaglianza anche nelle aule giudiziarie.
Cappato ha espresso gratitudine verso Elena, Romano e i loro familiari per la fiducia dimostrata e ha rivendicato il successo nel porre fine a una condizione di vera e propria tortura per quei pazienti. Ha inoltre lanciato un appello rivolto al Parlamento affinché non cancelli questo diritto, sottolineando l’impegno dell’Associazione Luca Coscioni, coordinata dalla responsabile giuridica Filomena Gallo, a continuare a supportare chi ne farà richiesta, anche con azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento della legalità dell’aiuto alla morte volontaria.
Filomena Gallo ha sintetizzato così la portata della decisione della Gip: “Il rifiuto di trattamenti di sostegno vitale, prescritti ma non accettati dalla persona malata, non può escludere l’accesso all’area di non punibilità delineata dalla Consulta.” Il caso di Cappato si inserisce in un contesto giuridico in evoluzione, dove il diritto all’autodeterminazione della fine vita sta trovando un riconoscimento sempre più chiaro anche a livello giudiziario.






