Roma, 14 febbraio 2026 – Per la prima volta in Italia, il Ministero dell’Interno (Viminale) è stato condannato a risarcire un migrante trasferito nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Gjader, in Albania. Il caso riguarda un uomo algerino di 50 anni, trattenuto inizialmente nel CPR di Gradisca d’Isonzo, che avrebbe dovuto essere trasferito a Brindisi ma è stato invece portato in Albania. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Roma lo scorso 10 febbraio, stabilendo un risarcimento di 700 euro a favore del migrante.
Viminale, il caso del trasferimento illegittimo in Albania
Il trasferimento del migrante, e la condanna al risarcimento del Viminale, rappresentano un precedente giudiziario significativo, poiché l’Albania, pur essendo un paese legato all’Italia e membro della NATO, non rientra nelle procedure ordinarie di rimpatrio previste dalla legislazione italiana.
La Repubblica d’Albania, con capitale Tirana, è uno Stato balcanico con una popolazione di circa 2,76 milioni di abitanti e una repubblica parlamentare guidata dal Primo Ministro Edi Rama, in carica dal 2013. Sebbene l’Albania stia compiendo progressi verso l’integrazione europea, essendo candidata ufficiale all’adesione all’UE dal 2014, i trasferimenti forzati di migranti verso il suo territorio sollevano questioni legali rilevanti in materia di diritti umani e procedure migratorie.
Implicazioni legali e umanitarie
La sentenza del Tribunale di Roma sottolinea la necessità di rispettare i diritti fondamentali dei migranti durante le operazioni di trasferimento e trattenimento. Il caso del cinquantenne algerino, seguito da Alessandra Ziniti per Repubblica, evidenzia come l’Italia debba garantire procedure trasparenti e conformi alle normative internazionali, evitando trasferimenti arbitrari che possono violare i diritti umani.
L’Albania, pur essendo un paese con una storia complessa e un sistema di accoglienza in via di sviluppo, non è ancora riconosciuta come uno Stato sicuro nelle procedure di rimpatrio italiane, rendendo così il trasferimento del migrante una questione controversa. Questa vicenda potrebbe aprire la strada a nuovi contenziosi giudiziari e spingere le autorità italiane a rivedere le modalità di gestione dei CPR e dei rimpatri, con particolare attenzione alla tutela dei diritti e alla legalità delle operazioni.






