Palermo, 23 gennaio 2026 – La Corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 14 anni di reclusione per Rosalia Messina Denaro, sorella del defunto boss mafioso Matteo Messina Denaro. La sentenza conferma il primo grado di giudizio per il reato di associazione mafiosa, ma non ha accolto l’appello del pubblico ministero che chiedeva di riconoscere alla donna un ruolo direttivo all’interno di Cosa nostra. Contestualmente, la Corte ha disposto la confisca del denaro sequestrato all’imputata, escludendo però alcuni beni di argenteria familiare.
Il ruolo di Rosalia Messina Denaro all’interno di Cosa Nostra
Rosalia Messina Denaro è stata riconosciuta come una figura di rilievo all’interno dell’organizzazione criminale di Castelvetrano, la stessa che aveva come vertice il fratello Matteo, latitante per quasi trent’anni e deceduto nel 2023. Secondo le indagini, la donna ha gestito per anni la “cassa” della famiglia mafiosa e la rete di comunicazione tramite i cosiddetti “pizzini”, mantenendo i contatti tra il boss e i suoi affiliati durante la lunga latitanza. La sua condanna giunge al termine di un processo che ha evidenziato come Rosalia fosse una vera e propria portavoce fidata e “ambasciatrice” del fratello, con un ruolo cruciale nel trasmettere ordini e volontà di Matteo Messina Denaro.
Un video registrato dagli investigatori documenta la sua influenza: tra i boss detenuti, era circolata la notizia di un possibile pentimento di un prestanome, ma Rosalia, con tono scherzoso e quasi beffardo, riferiva la volontà del fratello di non tollerare alcuna minaccia nei suoi confronti. Questo episodio sottolinea l’autorità e il prestigio che le venivano riconosciuti, pur operando all’interno di un contesto culturale tradizionalmente maschile e chiuso come quello mafioso.
Confische e ulteriori condanne nel processo di appello
Oltre alla conferma della pena per Rosalia Messina Denaro, la Corte di Palermo ha anche ribaltato l’assoluzione di Antonino Lo Sciuto, imprenditore di Castelvetrano, condannandolo a 13 anni e mezzo di carcere. La pena per Francesco Guttadauro, figlio di un altro boss e nipote diretto di Rosalia e Matteo Messina Denaro, è stata confermata a 16 anni.
Questa sentenza rappresenta un ulteriore passo della magistratura nella lotta contro Cosa nostra, impegnata a smantellare la rete criminale che ha per anni gestito affari illeciti in Sicilia. La confisca dei beni rappresenta inoltre un colpo economico rilevante per la famiglia mafiosa, con l’obiettivo di indebolire le risorse finanziarie che hanno permesso a Matteo Messina Denaro e ai suoi affiliati di mantenere il controllo territoriale e le proprie attività criminali.






