Roma, 19 gennaio 2026 – Continuano a diminuire i matrimoni in Italia, con una contrazione del 5,9% nel 2024 rispetto all’anno precedente, secondo il report ISTAT intitolato “Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e Divorzi – Anno 2024”. Questo trend si accompagna a un calo anche delle separazioni e dei divorzi, segnalando un mutamento nei comportamenti familiari e nelle scelte di coppia nel Paese.
Il calo dei matrimoni e le caratteristiche delle nozze nel 2024
Nel 2024 sono stati celebrati complessivamente 173.272 matrimoni, con un decremento significativo soprattutto per i matrimoni religiosi, che registrano un calo dell’11,4%, confermando una tendenza in atto da tempo. Il 61,3% dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, una scelta ormai consolidata, in particolare per le seconde nozze, dove la quota raggiunge il 95,1%. Anche tra le prime nozze cresce la preferenza per il rito civile, che rappresenta il 50,2% delle celebrazioni.
Le prime nozze, pari a 130.488 nel 2024, segnano un calo del 6,7% e l’età media degli sposi si conferma elevata: 34,8 anni per gli uomini e 32,8 per le donne. La diminuzione delle nozze è influenzata da fattori strutturali come la denatalità e da cambiamenti culturali, con un progressivo aumento delle convivenze more uxorio, che quasi quadruplicano rispetto agli anni 2000.
Anche i matrimoni misti subiscono una lieve flessione (-1,4%), con 29.309 nozze che coinvolgono almeno uno sposo straniero, pari al 16,9% del totale.
Diminuzione di unioni civili, separazioni e divorzi
Nel 2024 si registrano anche 2.936 unioni civili tra persone dello stesso sesso, con un calo del 2,7%. Parallelamente, prosegue il calo delle separazioni, che diminuiscono del 9% attestandosi a 75.014, e dei divorzi, che scendono del 3,1% con 77.364 casi.
I dati provvisori relativi ai primi nove mesi del 2025 indicano un ulteriore calo dei matrimoni (-5,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, confermando un trend di lungo periodo che riflette importanti trasformazioni nelle dinamiche familiari italiane.
L’ISTAT sottolinea come questi cambiamenti siano il frutto sia di fattori demografici strutturali sia di evoluzioni culturali nelle scelte di vita dei cittadini.






