Roma, 20 ottobre 2025 – Continua a tenere banco il caso dello sciopero al Sole 24 Ore, che ha riacceso tensioni tra la redazione e la direzione del quotidiano economico, con al centro il nome di Maria Latella. La giornalista ha risposto in modo netto alle accuse di amichettismo mosse dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che ha espresso solidarietà alla redazione del Sole 24 Ore in protesta per la pubblicazione, nonostante lo sciopero, di un’intervista esclusiva con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affidata proprio a Latella, professionista esterna al quotidiano.
La polemica sullo sciopero e le accuse di amichettismo
L’Usigrai ha denunciato il comportamento antisindacale della direzione del Sole 24 Ore, evidenziando come la decisione di mandare in edicola il numero del 18 ottobre, nonostante la mobilitazione dei giornalisti, rappresenti una mortificazione delle professionalità interne e un danno al rapporto di fiducia con i lettori. La critica principale riguardava l’affidamento dell’intervista alla premier Meloni a una collaboratrice esterna, con il rischio che nel giornalismo “l’amichettismo” possa trasformarsi in compiacenza, minando così la credibilità dell’informazione.

Maria Latella, però, ha replicato con fermezza. In una dichiarazione inviata all’ANSA, la giornalista ha sottolineato come la sua nomina non sia frutto di “amicizie”, ma di “competenza”. Con una carriera quarantennale, Latella ha intervistato quasi tutti i presidenti del Consiglio italiani e numerosi leader internazionali, da Hillary Clinton a Ursula von der Leyen, passando per Wolfgang Schäuble e Marine Le Pen. In particolare, ha ricordato le decine di interviste realizzate nel tempo a Giorgia Meloni, anche in tv e radio, motivo per cui la direzione del Sole 24 Ore avrebbe scelto lei per un’intervista così strategica nel giorno dell’approvazione della legge di bilancio.
Il contesto politico e giornalistico della protesta
Il caso Maria Latella, che ha preso avvio all’interno della Confindustria, si è rapidamente esteso al dibattito pubblico, coinvolgendo anche altre testate e rappresentanti sindacali. La protesta nasce infatti dalla decisione della direzione di pubblicare il giornale nonostante lo sciopero improvviso proclamato dalla redazione, indisponibile a lavorare su quel numero. Il risultato è stato un’edizione ridotta, quasi un “contenitore freddo”, composto principalmente dall’intervista di Latella, accompagnata da inserti, tabelle e pubblicità, giudicata dal sindacato interno “indecorosa” e “la peggiore mai realizzata nella storia del Sole 24 Ore”.
I rappresentanti dei giornalisti hanno lamentato la “grave condotta antisindacale” della direzione e annunciato un nuovo pacchetto di sei giorni di sciopero, proprio mentre il quotidiano si prepara a celebrare i suoi 160 anni, evento che peraltro è stato definito “incongruo” vista la situazione interna.
Dal punto di vista della redazione, il problema più profondo è il clima politico che si respira attorno alla premier Meloni, accusata di sottrarsi spesso alle domande dei giornalisti, come dimostrerebbe anche il recente summit di Anchorage, dove la stessa presidente del Consiglio avrebbe vantato questa strategia di “selezionare” gli interlocutori. Il rischio paventato è quello di un’informazione “accuratamente selezionata e compiacente”, che mina il ruolo critico e indipendente del giornalismo.
Solidarietà e critiche da altri media
Il caso del Sole 24 Ore ha suscitato reazioni anche da parte di altre testate, tra cui Repubblica, che ha espresso solidarietà ai colleghi del quotidiano economico denunciando come la pubblicazione del giornale, aggirando lo sciopero con la collaborazione di pochi giornalisti, rappresenti un “schiaffo alla categoria” e ai lettori. In una nota, si sottolinea come in gioco ci sia più di una semplice protesta sindacale: è la capacità di tutti i giornalisti di “far sentire la propria voce” e di mantenere il proprio ruolo di cittadini informati, e non di “sudditi” del potere.
