Napoli, 5 gennaio 2026 – Circa duecento persone hanno preso parte oggi a Napoli a un corteo promosso da Potere al Popolo e altre sigle, in segno di solidarietà con il Venezuela e in protesta contro la politica degli Stati Uniti d’America, in particolare contro l’amministrazione del presidente Donald Trump.
La manifestazione e gli slogan contro gli Stati Uniti

Il corteo è partito dal lungomare, all’altezza della Rotonda Diaz, e si è diretto verso il consolato americano. I manifestanti si sono fermati davanti allo schieramento delle forze dell’ordine, presenti per garantire la sicurezza della sede diplomatica. Durante la marcia sono stati esposti striscioni e sventolate numerose bandiere, tra cui quelle del Venezuela, della Palestina e di Israele — quest’ultima rappresentata con una macchia di sangue, simbolo della protesta contro le politiche di guerra. Gli slogan intonati hanno avuto toni fortemente critici verso Donald Trump e di sostegno al presidente venezuelano Nicolás Maduro, con cori come “Giù le mani dal Venezuela”.
Secondo gli organizzatori, l’intervento statunitense nel paese sudamericano non sarebbe motivato da una reale lotta al narcotraffico, bensì da interessi economici e strategici legati alle risorse naturali venezuelane. In particolare, Giuliano Granato, esponente nazionale di Potere al Popolo, ha sottolineato che “Trump non aveva alcuna intenzione di fare questo per la droga, lo ha fatto per impossessarsi delle risorse del Venezuela”.
Richiesta di sanzioni e posizione del governo italiano
Il corteo, che ha coinvolto anche attivisti di Carc e Cobas, si è poi spostato verso la Prefettura di Napoli in piazza del Plebiscito, con l’intento di sollecitare il governo italiano a prendere una posizione netta contro l’azione statunitense in Venezuela, simile a quella adottata nei confronti della crisi ucraina. La manifestazione ha ribadito l’invito a sanzionare gli Stati Uniti, accusati di aver aggredito una nazione che ha eletto democraticamente il proprio presidente, definito da alcuni partecipanti come un “gangster” per le politiche aggressive messe in atto.
L’evento si colloca in un contesto internazionale segnato da una crescente tensione tra Washington e Caracas, culminata con la recente Operazione Absolute Resolve che ha portato alla cattura e all’esfiltrazione del presidente Maduro e di sua moglie. Il Tribunale supremo venezuelano ha nominato presidente ad interim la vicepresidente Delcy Rodríguez, mentre Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti controllano ormai il Venezuela, rivendicando l’accesso totale alle risorse petrolifere del paese e minacciando anche Colombia, Cuba e Messico.
Il corteo di Napoli si inserisce così nel dibattito globale sulle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela, denunciando la politica interventista di Washington e manifestando vicinanza al governo di Maduro, nonostante le accuse internazionali contro il regime venezuelano, che includevano presunti crimini contro l’umanità e legami con il narcotraffico.






