Larino non smette di parlare di Sara Di Vita e sua madre, Antonella Di Ielsi. Quindici e cinquanta anni, trovate morte nella casa di Pietracatella a fine dicembre. Quello che le ha uccise resta un mistero. L’autopsia, iniziata il 31 dicembre al Cardarelli di Campobasso, doveva concludersi in tre mesi. Invece, serve un altro mese. La dottoressa Pia Benedetta De Luca, che ha condotto l’esame, ha chiesto più tempo. Il motivo? Le analisi approfondite su alcuni campioni biologici, affidate a diversi laboratori, richiedono tempi più lunghi del previsto.
Mamma e figlia morte: le indagini
Le indagini, guidate dalla Procura di Larino, hanno preso una piega drammatica con la scoperta di ricina nel sangue di madre e figlia. Questo veleno potentissimo, identificato dal Centro antiveleni di Pavia, fa pensare a un omicidio premeditato. La ricina è una sostanza tossica ricavata dai semi della pianta di ricino, capace di danneggiare gravemente le cellule e causare la morte se ingerita in quantità letali. La presenza di questo veleno cambia completamente il quadro: non si tratta più di un’intossicazione accidentale o alimentare, ma di qualcosa di ben più grave.
Attesa e difficoltà nei controlli
La proroga concessa al medico legale sottolinea le difficoltà di esami così complessi. Le analisi, che coinvolgono laboratori sia in Italia sia all’estero, devono confermare e dettagliare i contorni dell’avvelenamento. Solo quando arriveranno tutti i risultati si potrà chiudere il fascicolo medico-legale e forse fare un po’ di chiarezza su questa tragedia che ha scosso Pietracatella. Nel frattempo, la comunità resta in ansia, mentre le indagini vanno avanti a passo serrato, alla ricerca di chi ha commesso questo duplice omicidio e dei motivi che lo hanno spinto a farlo.






