(Vicenza, 27 gennaio 2026) – È stata pronunciata la sentenza di primo grado nei confronti di una madre quarantenne accusata di tentato omicidio nei confronti del proprio figlio, avvenuto nel novembre 2024 a Marano, in provincia di Vicenza. Il tribunale ha condannato la donna a cinque anni e quattro mesi di reclusione.
Il fatto e l’intervento dei carabinieri
La donna aveva tentato di annegare il bambino nell’abitazione familiare. La drammatica vicenda è stata interrotta grazie a una chiamata fatta dalla stessa madre al 112, nella quale annunciava le sue intenzioni. La centrale operativa è riuscita rapidamente a rintracciare l’indirizzo di casa e ha inviato i carabinieri della compagnia di Thiene.
Una volta giunti nell’abitazione, i militari hanno trovato il piccolo in bagno, con la testa immersa nel bidet, e lo hanno salvato. La madre è stata arrestata in flagranza e, sotto choc, trasportata in ospedale. Al momento del fatto, la donna è stata ritenuta capace di intendere e di volere a seguito di una perizia.
Il processo e la condanna
Il pubblico ministero Paolo Fietta aveva chiesto una pena più severa, ossia otto anni di reclusione, ma il giudice ha inflitto una condanna inferiore. La donna è attualmente sottoposta agli arresti domiciliari in una struttura. È difesa dall’avvocato Giacomo Zanella e ha affrontato un processo con giudizio immediato.
La sentenza arriva a poco più di un anno dai fatti, un caso che aveva destato grande commozione e attenzione nell’opinione pubblica locale, vista la gravità dell’episodio e la giovane età della vittima. Il salvataggio tempestivo del bambino ha evitato conseguenze tragiche.
Il procedimento giudiziario prosegue con la possibilità di appello, mentre il contesto familiare resta al centro di un difficile percorso di assistenza e tutela per il minore coinvolto.
