Un’immagine che mostra uomini in mimetica, caschi e armi spianate davanti a un edificio, sovrastata da una scritta dai colori vivaci che invita a imparare giocando, ha acceso un acceso dibattito online. Al centro della discussione c’è Magicland, il parco divertimenti di Valmontone, a circa cinquanta chilometri da Roma, che ha promosso la seconda edizione di “School Days”, un progetto educativo rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con diverse istituzioni e forze dell’ordine, nasce con l’obiettivo dichiarato di offrire ai più piccoli momenti formativi su sicurezza, legalità e cittadinanza attiva. Tuttavia, come riporta La Repubblica, uno degli eventi previsti ha suscitato forti perplessità tra genitori e utenti dei social network, trasformando un progetto pensato per l’educazione in un caso mediatico.

Un progetto “educativo” che divide
“School Days” di Magicland si presenta come un contenitore didattico dedicato a bambini a partire dai sei anni. Il programma include dimostrazioni di primo soccorso, simulazioni di salvataggio con unità cinofile, incontri sul tema del cyberbullismo e percorsi di educazione stradale pensati per sensibilizzare sui rischi della guida in stato di ebbrezza. Accanto a queste attività, però, è comparsa anche una collaborazione con l’Esercito che ha fatto discutere. In un post pubblicato sui profili social del parco, si annunciava che gli studenti avrebbero assistito a una “simulazione realistica di ingresso in un centro abitato con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”. Proprio questa descrizione, giudicata da molti come appartenente a un linguaggio operativo e militare, ha scatenato la reazione di una parte del pubblico, che l’ha ritenuta inadatta a un contesto ludico-educativo destinato ai bambini.
Le reazioni del pubblico e la risposta di Magicland
Tra i commenti comparsi sui social di Magicland, in molti hanno espresso preoccupazione per il rischio di abituare i più piccoli a scenari di guerra, parlando di una possibile “normalizzazione” della violenza già dalla tenera età. Altri hanno messo in dubbio il valore educativo della proposta, chiedendosi dove fossero il gioco e la tutela della collettività in una simulazione di cattura di un soggetto ostile. Non sono mancati interventi ironici e amareggiati, con riferimenti a operazioni militari reali o battute sull’uso di armi all’interno di un parco divertimenti.
Di fronte alle critiche, Magicland è intervenuta direttamente per chiarire lo spirito dell’iniziativa, sottolineando che “School Days” non ha alcun intento di addestramento o promozione della violenza, ma vuole essere uno spazio di apprendimento e inclusione sviluppato insieme alle istituzioni dello Stato. L’amministratore delegato Guido Zucchi ha spiegato a La Repubblica che il post era stato realizzato in collaborazione con un referente indicato dall’Esercito e ha espresso dispiacere per le reazioni negative, ricordando il successo dell’edizione precedente, che aveva coinvolto oltre cento rappresentanti delle forze dell’ordine. Dopo le polemiche, la locandina contestata è stata rimossa da tutti i canali social del parco, chiudendo – almeno per ora – una vicenda che continua a far discutere sul confine tra educazione, gioco e comunicazione.






