Milano, 19 gennaio 2026 – Dopo una serata turbolenta in discoteca a Lainate, nel Milanese, caratterizzata dall’uso di bottiglie e candele pirotecniche, Davide Lacerenza, ex proprietario della Gintoneria e figura centrale nell’inchiesta milanese che lo ha visto coinvolto con accuse di prostituzione e spaccio di droga, ha mostrato un netto cambio di rotta. In un video pubblicato su Instagram, l’ex gestore del locale ha spento un candelotto pirotecnico in una tazza d’acqua, sottolineando come queste fiammelle continuino a funzionare anche dopo l’immersione, e ha lanciato un appello per un divertimento più sicuro.
Lacerenza e il pentimento sul rischio delle fontane pirotecniche
Nel filmato, Lacerenza ha spiegato di aver ricevuto numerosi messaggi dai giovani che lo invitavano a sensibilizzare i gestori di locali notturni sull’abbandono delle fiammelle pirotecniche, nonostante queste fossero usate in condizioni di sicurezza e materiali ignifughi. “Bisogna cambiare, nelle prossime settimane andrò in tante discoteche per promuovere l’uso di fiammelle a led, più sicure e moderne“, ha dichiarato.
Ha poi rivolto un doppio appello: ai ragazzi di evitare i locali che ancora utilizzano queste candele pericolose e ai gestori affinché mostrino pubblicamente di disfarsene, coinvolgendo anche le ragazze immagine nei locali.
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L’asta delle bottiglie di pregio sequestrate nell’inchiesta
Intanto, si è aperta l’asta pubblica telematica sulle bottiglie di champagne e alcolici di pregio sequestrati durante l’indagine coordinata dalla pm Francesca Crupi e dalla Guardia di Finanza, che ha coinvolto la Gintoneria e il privé La Malmaison. Tra i beni messi all’asta, disponibili fino al 30 gennaio sui siti www.spazioaste.it e www.ivgmonza.it, figurano vini e liquori di alto valore come Petrus, La Tache, Romanée, Krug, Dom Perignon e Masseto, con prezzi base che variano da poco più di 100 euro fino a diverse migliaia di euro per bottiglie pregiate.
La vendita delle bottiglie rappresenta un tentativo di recupero dei circa 900mila euro sequestrati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato alla condanna di Lacerenza, a 4 anni e 8 mesi di reclusione con patteggiamento, e di Stefania Nobile, ex compagna di Lacerenza e figlia di Wanna Marchi, condannata a 3 anni con affidamento in prova ai servizi sociali. Dopo il patteggiamento, Lacerenza ha ottenuto una misura alternativa al carcere, potendo così intraprendere un percorso di reinserimento sociale e disintossicazione.
La vicenda, che ha coinvolto nomi noti nel mondo della nightlife milanese, continua dunque a evolversi tra l’attenzione per la sicurezza nei locali e lo sviluppo delle misure giudiziarie volte a recuperare i beni coinvolti nel giro illecito.





